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Nave Vittorio Veneto. Demolire ma non dimenticare

Alle Quattro e trentacinque dell’8 giugno 2021 Nave Vittorio Veneto ha attraversato per l’ultima volta il Canale Navigabile di Taranto verso la meta fatale della demolizione.

Quasi nel silenzio della notte e senza il consueto e caldo abbraccio della folla festante che era solita salutarla ad ogni sua partenza da Taranto.

Si conclude così una grande storia di mare che si è indissolubilmente intrecciata con la storia di Taranto.

Altri tempi. L'equipaggio schierato
Il consueto saluto della gente di Taranto

Tanti tarantini su questa Nave hanno solcato i mari del mondo a mostrare l’ingegno, lo stile, il design dell’industria cantieristica nazionale.

Testimonianza di uno stile e di un modo di essere italiani, ovunque la Nave si sia trovata, o abbia avuto la possibilità di intervenire, nel lontano Mar della Cina, in Somalia, in Tunisia, nel Libano e nelle vicine nostre regioni del Friuli e dell’Irpinia, ha sempre portato speranza e sollievo, solidarietà, rispetto e umanità.
E la demolizione non può negare una storia di grande dignità e sacrificio e dimenticare quanta umanità è ruotata intorno a questa grande unità navale.

Per recuperare le tracce del suo glorioso passato e sentire l’orgoglio di appartenere alla città che con quella Nave ha condiviso tante vicende militari e civili, la Fondazione Michelagnoli per anni ha promosso l’iniziativa della musealizzazione di Nave Vittorio Veneto, impegnandosi in studi di fattibilità, progetti e business plan.
Eravamo tuttavia consapevoli di sostenere un’impresa complessa, realisticamente carica di problematiche e responsabilità e negli ultimi tempi abbiamo dovuto prendere atto dell’impossibilità di perseguire un progetto in cui nessuno voleva spendere risorse e capacità.  
Se però non era possibile realizzare una Nave-Museo, abbiamo indagato sulla possibilità di fare un Museo della Nave, non rinunciando a perseguire in modi diversi la vera finalità del nostro agire: recuperare nel nostro patrimonio culturale una nave indissolubilmente legata alla città di Taranto.
Strumenti e apparecchiature per la navigazione usati a bordo, apparecchiature di propulsione, le prime consolle di rappresentazione dello scenario tattico; e ancora i computer del primo sistema di comando e controllo installato su una unità navale, il primo sistema di comunicazioni tattiche in tempo reale, reperti della tecnologia militare della fine degli anni 60 e 70. Ma anche altre componenti, elementi decorativi e cimeli che costituivano momenti di unione tra arte e costruzione navale.
Un patrimonio culturale che restasse a beneficio della cittá in un Archivio-Museo.

Abbandonata necessariamente l’idea della musealizzazione, la passione verso Nave Vittorio Veneto ed il ricordo della sua storia potevano essere tutelati e mostrati attraverso la testimonianza, i cimeli, le sue divise, le sue armi, i suoi mezzi.

Ma era opinione di tanti che l’idea della Nave Museo dovesse cambiare di mano e che era Nave Garibaldi a rappresentare l’alternativa più valida. Ancora una volta però non sarà così. Nave Garibaldi si appresta a diventare piattaforma di lancio per la messa in orbita di satelliti nell’ambito del piano nazionale di ricerca spaziale.

Taranto “capitale di mare” dovrà ancora attendere la sua Nave Museo.

E allora ricordare la missione di soccorso del 1979 di Nave Veneto ai profughi vietnamiti che fuggivano dal loro Paese, è il modo migliore per salutare la nostra bella nave che nell’allontanarsi per sempre ci lascia ancora nuove emozionanti suggestioni.

I primi soccorsi ai naufraghi vietnamiti
Una foto dei soccorsi

Qualcuno ha detto che “ogni nave nasce, naviga e va in pensione” ma poche navi, come il Vittorio Veneto, resteranno indelebili nell’animo di chi vi ha operato e dei tarantini per i quali ha rappresentato un simbolo.

 

Per non dimenticare

 

 

 


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