Lezioni di Resilienza da Mar Piccolo

Lezioni di Resilienza da Mar Piccolo

La natura resiliente rinasce e si riorganizza anche se specie aliene, cambiamenti climatici, innalzamento delle temperature, minacciano di mutare le condizioni ambientali del nostro mare.
La resilienza degli ecosistemi è tale che la situazione viene ripresa e risolta naturalmente, non ritornando mai a com’era prima, ma secondo una evoluzione che cammina.
Tutto ciò che ci spaventa viene prima o poi ripreso e controllato dal Sistema.

E’ questo il messaggio che il prof. Genuario Belmonte lancia nella sua interessante relazione sulle lezioni di resilienza dal Mar Piccolo, nel Webinar “Nei Mari di Taranto”, organizzato dalla Fondazione Michelagnoli per celebrare la Giornata Europea del Mare 2021.

La chiave di lettura è nel ruolo importante svolto dagli stadi di resistenza o cisti che vengono depositati sui sedimenti.

Le specie planctoniche, in caso di condizioni avverse, possono sviluppare forme di resistenza, assimilabili a stati letargici, che possono rimanere vitali nel sedimento, cioè nei fanghi del fondale marino, per lungo tempo fino alla comparsa dei fattori che ne indurranno il risveglio. Le cisti aspettano così il ritorno di condizioni favorevoli alla vita attiva nella colonna d’acqua.
La specie, quindi, non scompare dall'ambiente ma si "trasferisce" dal pelagos al benthos per poi ritornare a popolare la colonna d'acqua con la risospensione e la schiusa delle cisti.

campionamento
Fig 1 - il campionamento dello zooplancton viene effettuato con retini con maglia di diverse dimensioni a seconda degli organismi che si vogliono raccogliere

La presenza di stadi di resistenza nel ciclo vitale è molto diffusa tra le specie planctoniche, ma solo per poche specie si conosce il ciclo vitale completo e per molti stadi di resistenza ritrovati nei sedimenti marini non è ancora stata stabilita la corrispondenza con la forma attiva, cioè con lo stadio vegetativo o adulto.

Fig.2 - il carotiere a gravità è uno degli strumenti utilizzati per raccogliere sedimenti per l'analisi degli stadi di resistenza degli organismi planconici

Lo stadio di resistenza consente alle specie di viaggiare per gli oceani, attraverso le acque di zavorra, perché dormiente e, come dice il nome, dotato di strutture che gli permettono di “resistere” alle condizioni avverse. Questa resistenza non si realizza solo nello spazio ma anche nel tempo, così le specie possono viaggiare nel tempo e risvegliarsi a destinazione dopo parecchi anni, 10, 100 o 200, ed essere attive. Se è vero che altre specie possono arrivare da noi, da qualsiasi parte, è anche vero che le nostre specie possono svegliarsi e ritornare ad essere come prima.

Le cisti sono abbondanti negli ambienti confinati, nei porti e nei mari interni, per le basse profondità e il limitato idrodinamismo. Quindi il Mar Piccolo di Taranto è un ambiente importante sia come area di accumulo di cisti e quindi di "riserva di biodiversità", sia come area per lo studio degli stadi di resistenza del plancton, in modo da poter seguire la dinamica tanto degli stadi attivi che delle cisti. Pertanto, è stato adottato un metodo di campionamento "integrato" della colonna d'acqua e dei sedimenti. Non bisogna cercare solo il plancton, ma è necessario campionare in maniera integrata acqua e sedimenti, cioè acqua e fango, perché la biodiversità inespressa, che è in attesa nei sedimenti, è complementare a quella espressa nella colonna d’acqua.

Si è scoperto che le cisti prodotte dal plancton si accumulano nei sedimenti raggiungendo densità molto elevate: per quanto riguarda il Mar Piccolo di Taranto, ad esempio, nei primi 10 cm di sedimento sono state stimate fino a 150 milioni di cisti per metro quadro di fondo.

La quantità di informazioni che è presente nei sedimenti è di gran lunga superiore a quella che c’è nella colonna d’acqua e possiamo dire che la biodiversità è al 90% tutta all’interno dei sedimenti.

È perciò nei sedimenti la risposta della ripresa e della possibile resilienza del sistema.


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