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Il Mar Piccolo

Il Mar Piccolo

Un concentrato di biodiversità

Il Mar Piccolo di Taranto è stato definito un lago marino a lento ricambio idrico, sia per la sua conformazione, sia per l’apporto d’acque dolci superficiali ed ipogee ricche di sali che ne determinano l’ambiente eutrofico ad alta capacità biogenetica. La temperatura delle acque (max 29°C e min. 14°C) e le lente escursioni, consentono una produzione di plancton prolungata per tutto l’anno ed il trasferimento continuo d’energia ai livelli superiori della catena trofica. Le sorgenti d’acqua dolce sottomarine, “i citri”, riversano acque dolci a temperatura costante di 18°C, abbassando la salinità delle acque.

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La catena trofica nel Mar Piccolo è rappresentata a tutti i livelli, dalle alghe unicellulari ai grossi pesci predatori; in particolare sono abbondanti le forme larvali e giovanili rendendo il Mar Piccolo una preziosa area nursery per molte specie. Al primo anello della catena alimentare si trova il fitoplancton, composto da diatomee e dinoflagellati; al livello superiore si trova una eccezionale diversità di specie appartenenti allo zooplancton: una moltitudine di forme larvali e giovanili di crostacei, molluschi, tunicati, celenterati e anellidi; più in alto nella catena trofica si trovano gli adulti degli stessi gruppi. La distribuzione della flora e della fauna nel Mar Piccolo varia sia in relazione all’estensione dei diversi settori del bacino sia in relazione alla profondità, che raggiunge al massimo i 17 m in prossimità delle bocche dei citri. Nella stagione calda e in assenza di vento, si for ma una precisa delimitazione fra lo strato d’acqua riscaldato dal sole e quello sottostante più freddo, alimentato dalle sorgenti di acqua dolce. Così si forma un termoclino, cioè un piano di separazione netto tra due strati d’acqua (in genere quello più caldo sopra quello più freddo) con caratteristiche di temperatura, salinità e percentuale d’ossigeno disciolto differenti. Più queste caratteristiche chimico-fisiche sono diverse, più difficile è il rimescolamento tra i due livelli. La situazione di stratificazione si rileva ogni anno con connotazioni più o meno accentuate e la distribuzione di tutti gli organismi viventi è regolata anche dalla loro capacità di sostenere queste variazioni ambientali. In diversi anni si verifica in maggio-giugno, con condizioni meteoclimatiche adatte (calma di vento e sole forte per lunghi periodi) che il livello inferiore di acqua fredda si impoverisca di ossigeno, e gli organismi bentonici muoiano.

Il ricambio idrico nel Mar Piccolo

Il Mar Piccolo, considerato un mare interno con notevoli problemi di ricambio idrico, comunica con il Mar Grande attraverso due canali molto stretti: il Canale di Porta Napoli ed il Canale navigabile, artificiale, sormontato dal Ponte Girevole. L’andamento delle correnti tra i due seni del Mar Piccolo e il Mar Grande è legato a tutte quelle variabili che ne condizionano il movimento quali: maree, venti, mescolamenti d’acqua con diversa salinità e densità e sorgenti sottomarine. Lo studio delle correnti tra il Mar Piccolo ed il Mar Grande è influenzato dalla funzione delle idrovore dell’ILVA che, aspirando una notevole quantità d’acqua (ca. 150.000 m3/ora), esercitano un effetto di richiamo d’acque dal Mar Grande. Queste ultime, a maggiore salinità e densità, si stratificano sul fondo del Mar Piccolo e diffondono nelle varie direzioni con conseguente accumulo d’inquinanti nei sedimenti. Per quanto riguarda le maree, è necessario preci sare che esse sono poco rilevanti fra i due seni del Mar Piccolo, mentre le correnti esistenti sono sia di tipo “superficiale”, sia di tipo “profondo”. Le correnti superficiali sono provocate dal regime dei venti, quelle profonde dai movimenti di marea e dal mescolamento d’acque con diversa densità e salinità. Nella parte settentrionale d’entrambi i seni del Mar Piccolo sono localizzate sorgenti sottomarine (Citri), in numero di 20 nel 1° seno e di 14 nel 2° seno: queste sorgenti apportano acqua dolce non potabile mescolata con acqua salmastra a contenu to variabile di sali. Per quanto detto, appare quindi plausibile indi viduare nel Canale Navigabile la via preferenziale attraverso la quale le acque del Mar Grande, con tutto l’apporto di sostanze xenobiotiche, si me scolano con quelle del Mar Piccolo, contribuendo a modificare gli equilibri preesistenti in questo bacino

Un ambiente particolare: I "pali" della mitilicoltura tarantina

La mitilicoltura e Taranto: un binomio secolare riconosciuto, caratterizzante l’economia tradizionale del territorio, tanto da rendere la “cozza” il simbolo per eccellenza dei nostri mari. Ma è insospettabile la quantità e diversità di vita marina ospitata dalle strutture portanti di questa pratica antica d’allevamento: i “pali”. Lunghi una decina di metri, un tempo in legno di pino (oggi in lega metallica), dal mo mento della loro infissione nei fondali per supportare i filari di mitili, i “pali” cominciano a coprirsi di una moltitudine di organismi animali e vegetali attaccati ad essi (fouling). Il basso idrodinamismo delle acque, rallentate nel passaggio attraverso le strutture, e l’aumento del materiale in sospensione che ne deriva, creano un ambiente ideale per gli organismi bentonici filtratori. La presenza della microflora vegetale sui pali e planctonica nella colonna d’acqua innesca le catene alimentari dominate, agli ultimi anelli, da crostacei e pesci. Le specie ittiche trovano tra i “pali” rifugio e cibo; inoltre alcune gradiscono particolarmente le condizioni d’ombra di quest’ambiente. Le specie d’alghe associate ai “pali” sono capaci di sopravvivere in acque torbide, con scarsa luce e salinità variabile (soprattutto in Mar Piccolo). E’ questo il caso della lattuga di mare (Ulva), tipi ca anche di porti ed aree inquinate; sul fondo sabbioso-fangoso in cui sono infisse le strutture sommerse, giacciono spessi tappeti di alghe verdi filamentose (Chaetomorpha) in cui si può sprofondare anche per la lunghezza di un braccio. Tra gli inverte brati, oltre alle “cozze” appese in apposite reti a crescere, troviamo diverse specie di filtratori, tra cui alcune specie di spugne. Alcune “patate di mare” (le Ascidie, in realtà invertebrati e non vegetali), sono capaci di formare dense colonie che rivestono letteralmente i “pali” a partire da pochi metri di profondità. Due organismi parti colarmente belli da osservare su queste strutture sono lo spirografo ed il giglio di mare. Il primo è un organismo vermiforme vivente in un tubo di muco e granelli di sabbia; questo lascia sporgere all’esterno solo delle bianche spirali piumate, le branchie, con cui respira e cattura il cibo. Il secondo è, a dispetto del nome comune, uno stretto parente delle stelle di mare (Echinodermi) e si ciba con la bocca rivolta verso la colonna d’acqua, per filtrazione passiva. Incrostate sui “pali” vivono le ostriche, mentre “a passeggio” su di essi, intenti a raschiare con le chele la sottile pellicola vegetale, troviamo i paguri ed alcuni granchi come il favollo e la granceola. Le piccole nicchie tra gli invertebrati del fouling sono occupate da piccoli pesci sedentari, tra cui alcune specie di bavosa (Blennidi), peperoncini di mare (Tripterigidi) e ghiozzi (Gobidi). Intorno ai “pali” approfittano del cibo, offerto dai molti invertebrati presenti, tordi (Labridi) e sparidi: l’orata, ghiotta di mitili che rompe grazie alle forti mascelle, è un ospite fisso degli impianti di mitilicoltura. Nella penombra e nelle ore notturne la spigola si aggira paziente alla ricerca di piccoli pesci da divorare. In autunno è possibile sorprendere anche branchi di giovani ricciole immobili sotto l’ombra delle strutture sommerse.

Alcuni dati di interesse

Perimetro del Mar Piccolo km. 27,920  
Superficie del Primo seno mq 9.000.000 Profondità max 13 mt.
Superficie del Secondo seno mq 12.760.000  profondità max 9 mt.

 

PRINCIPALI CARATTERISTICHE FISICO-CHIMICHE MEDIE

 

ossigeno 11.7 mg/l
nitrati - NO2 tracce
acidità pH 8.1
nitriti- NO3 0.3 mg/l
ammonio - NH4 tracce
fosfati - PO4 0.4 mg/l

 


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