Come eravamo... coI mare di Taranto

Come eravamo... coI mare di Taranto

Nelle estati degli anni settanta le famiglie tarantine si recavano ai bagni degli stabilimenti di Mare Chiaro, Praia a mare e Viale del Tramonto; la finestrella a Mare Chiaro, dai contorni dipinti in azzurro, è stata sempre difficile da notare; le chiome dei secolari pini marittimi la sovrastano e la ombreggiano da sempre;  e gli stabilimenti ora sono in disuso; il lato verso terra che delimita la strada, la Provinciale che da Taranto va verso Capo San Vito, è solo un arrugginito groviglio di ferro spinato e cartacce.

I secchielli dei bimbi, acquistati per costruire castelli di sabbia, finivano di fianco ai "timballi"per "spurgare" dalla sabbia le moltissime vongole e noci raccolte proprio sotto i piedi mentre si faceva il bagno giocando a "cavallo e cavaliere". Lo stesso avveniva sulle spiagge di Lido Azzurro dove le telline erano parte della sabbia, anzi erano così numerose che costituivano l'aspetto caratteristico di quella zona; la battigia, zona dove l'onda s'infrange sulla riva e rimescola la sabbia, acquistava un colore giallo opalino, proprio quello del guscio delle telline. Ciò accadeva fino a pochi anni fa, come era stato per millenni: solo in questi pochi ultimi decenni la salute del nostro mare è drammaticamente divenuta precaria.

Nel Mar Grande e nelle acque prospicienti Lido Azzurro e Chiatona, i sedimenti polverosi, apportati in grandissima quantità dagli insediamenti industriali, in particolare siderurgici, delle cave e della raffineria, dall'inesorabile e mai organizzata urbanizzazione del territorio tarantino, ed ancora dalle ultimissime costruzioni del Nuovo Porto Mercantile, del pontile della Belleli ed del 5° Sporgente, una banchina dalle dimensioni impressionanti, che nasce dall'ex spiaggia di Lido Azzurro ed imprigiona nel cemento le acque del fiume Patemisco, hanno modificato enormemente i fondali e gli ambienti originari di quel mare. Il grande apporto di polveri fini, non più rimosse dal moto ondoso, ha modificato le biocenosi ed impoverito le popolazioni di animali che ora le abitano; le barriere frangiflutti e le banchine per l'attracco delle navi smorzano le onde provenienti da Scirocco e i moli deviano le correnti marine.

La sabbia originaria era il punto di partenza per una nutrita popolazione marina; al contrario, il fango e la sabbia fine non offrono interstizi, e l'acqua e l'ossigeno in esse disciolti non riescono a penetrare in profondità, anzi si bloccano nei primissimi centimetri dal fondo, frenando di fatto lo sviluppo della fauna interstiziale e quindi di tutta la catena ecologica. Anche le vaste praterie di Posidonia, delle vere e proprie piante con fiori e frutti adattatesi alla vita marina, hanno risentito dell'apporto delle polveri: l'acqua intorbidita dalla notevole sospensione riduce la penetrazione della luce in profondità, ostacolando lo svolgimento della fotosintesi clorofilliana e rendendo precaria la vita delle piante. Il mare di Chiatona è caratterizzato da una larga fascia di fondale profondo circa 20 metri colonizzato da una vastissima prateria di Posidonia; le dimensioni della prateria si stanno riducendo proprio verso le parti più profonde; questa era, e lo è ancora in parte, un grande serbatoio di pesci allo stato larvale, nascosti fra le fronde delle piante. Purtroppo, all'azione determinante su vasta scala degli ultimi insediamenti industriali ed urbani, già individuata nell'apporto di polvere ed inquinanti di varia specie, si aggiungono i metodi indiscriminati di pesca svolti dall'uomo, che non tutelano le risorse biologiche esistenti.

La pratica della pesca a strascico sottocosta, comunque illegale, nei periodi di concentrazione del novellame, toglie la possibilità di sviluppo a molte specie ittiche. La "Sagra della Pettinessa" (Pesce Pettine, tipico pesce dei bassifondali sabbiosi della nostra Provincia), era una Sagra organizzata in Agosto presso lo stabilimento balneare della Baia d'Argento sulla litoranea salentina; una "frizzola" del diametro di 2 metri caratterizzava la sagra; le "pettinesse" provenivano da una gara di pesca con la "togna" (bolentino italiano). La gara era svolta la mattina; alla sera tutti i pesci catturati, fritti in grande abbondanza, venivano offerti al pubblico, deliziati dal tesoro rivelato dal mare. Adesso non è più possibile assistere a quella sagra; le "pettinesse" sono ormai rarissime, e spesso le ultime, piccole pettinesse panciute e gravide, si trovano sui banchi del mercato, prima che abbiano avuto il tempo di svolgere i doveri riproduttivi.

Le cozze pelose, dal sapore unico, passato vanto dei pescatori di Taranto, si sono rarefatte, forse al punto da ritenerle estinte nel nostro Golfo; a quintali sono state raccolte in maniera indiscriminata, ma ora non riescono più a riprodursi. Se non si provvede in tempo accadrà lo stesso per i "noci" e le "vongole veraci". Dobbiamo aggiungere inoltre l'azione altamente distruttrice della pesca illegale: le reti con le maglie troppo strette, la pesca subacquea illegale con fucile ed autorespiratore, e infine quella molto più distruttrice e criminale con gli esplosivi. Abitazioni civili della zona di Capo San Vito e Viale del Tramonto hanno delle crepe nei muri per i ripetuti bombardamenti che non hanno danneggiato solo i pesci.

Le bombe sono fatte esplodere quando i branchi di pesci sono in "fregola", cioé quando sopravviene uno stato di eccitazione dovuto alla maturazione delle uova e degli spermi; grandi branchi di pesci si riuniscono per spargere simultaneamente i gameti maturi ed avere una migliore resa della fecondazione e degli incroci per le nuove popolazioni. Ma le bombe, non offrendo via di scampo né agli adulti né ai prossimi nati, spengono ogni speranza alle future popolazioni di nuotare nel nostro mare, ed a noi di vederli nuotare. Anche la pesca dei datteri di mare ha segnato in questi anni un notevole cambiamento dei nostri fondali; i primi centimetri di roccia marina sono spaccati ed asportati per il prelievo dei bivalvi: affinché la roccia ritorni allo stato originario, ricoperta di alghe, spugne e celenterati, ci vorranno decenni, proprio quanto ci vuole perché un dattero possa accrescersi di 5-6 centimetri, scavandosi con estrema pazienza la casa anche nella più dura roccia.

Quando ci verranno offerte pietanze a base di datteri di mare ricordiamoci di quanta roccia è stata spaccata per un solo piatto! Non accettiamole!

 

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