I datteri di mare (Lithophaga lithophaga)

I datteri di mare (Lithophaga lithophaga)

La salvaguardia e la tutela dell’ambiente marino hanno messo in evidenza i danni spesso quasi irreversibili arrecati negli ultimi decenni dall’intensa pesca di frodo; tra i più evidenti va senz’altro annoverato quello causato alle scogliere per l’indiscriminata raccolta del dattero di mare.

Il dattero di mare (Lithophaga lithophaga) è un bivalve evolutivamente affine ai comuni mitili; esso vive lungo le coste del Mediterraneo all’interno di gallerie scavate nella roccia calcarea grazie ad una secrezione mucosa erosiva, e raggiunge le massime densità di popolazione (fino a 300 ind/m2) entro i primi 5 metri di profondità pur essendo presente fino a 20-25 metri. La sua crescita è estremamente lenta e si è stimato che per raggiungere la lunghezza di 5 cm, ad un dattero siano necessari da 15 ai 35 anni. Data la gravità degli effetti provocati dalla sua raccolta sulla roccia, sulle comunità bentoniche e quindi sull’ecosistema marino, la legge italiana ha vietato la pesca e la commercializzazione del dattero di mare fin dal 1988 (Decreto n. 401, 20 agosto 1988, Ministero della Marina Mercantile). Le stime scientifiche dicono che per un piatto di "linguine ai datteri", che contiene 15-20 individui, si distrugge una superficie di fondo marino pari a circa un metro quadrato con tutti gli organismi sessili in essa presenti; e perché la stessa superficie si ricostituisca integralmente occorrono almeno 20 anni.

Le ultime campagne di studio hanno evidenziato un gravissimo stato di depauperamento delle coste sommerse pugliesi a causa proprio di questa attività di raccolta che, per la lenta crescita del dattero, interessa zone sempre nuove e non ancora sfruttate; facendo il raffronto tra i fondali ancora integri e quelli desertificati, si è stimato che, lungo la costa salentina, la distruzione delle comunità bentoniche procede alla velocità di 12 km/anno! Appositi studi hanno accertato inoltre che la drastica riduzione delle comunità bentoniche costiere determina preoccupanti ripercussioni sulla piccola pesca costiera, cui si deve aggiungere il fatto che la distruzione delle rocce influisce in maniera notevole sul valore paesaggistico e turistico della fascia costiera.


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