La perdita di biodiversità. Una perdita senza precedenti

La perdita di biodiversità. Una perdita senza precedenti

Secondo il recente rapporto di valutazione globale IPBES, la piattaforma intergovernativa dell’ONU per la biodiversità, le azioni dell’uomo hanno alterato la natura causando una perdita di biodiversità globale “senza precedenti”.
L'ambiente terrestre e l'ambiente marino sono stati modificati in modo significativo e circa 1 milione di specie animali e vegetali, rischiano l’estinzione, cosa che non si era mai verificata nella storia dell’umanità. Un quadro allarmante caratterizzato da una serie di minacce alla diversità biologica introdotte dall’Antropocene, la nuova attuale era geologica in cui le attività umane stanno mutando il corso dell'evoluzione del pianeta e condizionando gli ecosistemi e la biodiversità.
La distruzione degli habitat, l’inquinamento dei suoli e delle acque, la diffusione delle specie aliene invasive, i cambiamenti climatici, il sovra-sfruttamento delle risorse naturali, sono tra i principali fattori di perdita di biodiversità.
E perdere la biodiversità vuol dire perdere una fonte di risorse naturali cruciali per le necessità e le attività umane, perdere principi naturali determinanti per la produzione di attuali e future medicine, perdere sistemi naturali di protezione dagli eventi estremi prodotti dai cambiamenti climatici.
E vuol dire anche perdere una ricchezza infinita del materiale genetico utile per adattarci ai nuovi e grandi cambiamenti prodotti dall’uomo, per comprendere meglio la vita e difenderci da esistenti e future malattie.
Perdere la biodiversità è inoltre perdere il più prezioso alleato contro gli effetti deleteri prodotti dall’uomo sul clima e sugli altri cosiddetti confini planetari.

L’idea che esistano dei limiti, o confini planetari da non superare, incluso il peso delle attività umane, per mantenere il pianeta Terra come l’abbiamo ereditato, circola ormai da tempo.
Un gruppo di Scienziati della Terra e Scienziati Ambientali
, nel 2009 ha identificato nove confini planetari, strettamente connessi con nove processi ambientali causati dall'uomo.

Questi confini sono costituiti da:

  1. cambiamenti climatici (Concentrazione di biossido di carbonio nell’atmosfera);
  2. acidificazione degli oceani;
  3. ciclo dell’azoto biogeochimico (N) e del fosforo(P);
  4. uso globale di acqua dolce;
  5. uso del suolo (superficie terrestre convertita in terra coltivabile);
  6. perdita della diversità biologica (tasso di estinzione);
  7. Impoverimento dell’ozono;
  8. inquinamento chimico e
  9. carico di aerosol atmosferico.

I confini planetari definiscono, per così dire, i confini di uno spazio sicuro per l’umanità all’interno del quale è possibile continuare a svilupparsi e prosperare per le generazioni future.

In ben 4 dei 9 processi considerati, sono già stati oltrepassati i suddetti confini. Alla trasgressione di quattro dei nove confini planetari contribuiscono globalmente le attività umane legate all’agricoltura e all’alimentazione.
Questo significa che in quei determinati ambiti, la pressione esercitata dall'azione dell'uomo ha da tempo superato la soglia di saturazione. Perdere la biodiversità vuol dire anche aumentare la desertificazione del pianeta e dalle stime fornite sembra che vengano desertificati 12 milioni di ettari di terra fertile ogni anno.
La desertificazione prodotta direttamente o indirettamente dai cambiamenti di uso del suolo e la deforestazione che distrugge habitat naturali - come le foreste tropicali - sono responsabili di circa la metà delle zoonosi emergenti, le malattie infettive che possono essere trasmesse dagli animali all’uomo.
La distruzione delle foreste può esporre l’uomo a nuove forme di contatto con microbi e con specie selvatiche che li ospitano, perché in questi ecosistemi si ritiene vivano milioni di specie ignote tra cui virus, batteri, funghi e altri organismi, molti dei quali parassiti.
Lo sviluppo di zoonosi è inoltre possibile con il commercio di specie selvatiche, l’uccisione illegale di animali selvatici a scopo alimentare e il diretto contatto con parti di animali.
Le zoonosi emergenti, di origine selvatica, potrebbero rappresentare in futuro la più consistente minaccia per la salute della popolazione mondiale.
Il crescente impatto umano su ecosistemi e specie selvatiche, in combinazione con quello dei cambiamenti climatici globali, indebolisce gli ecosistemi naturali e facilita la diffusione dei patogeni aumentando l’esposizione dell’uomo a tali rischi. 


Nell’ultimo decennio si è perciò affermato sempre più, a livello globale, l’approccio “One Health”, che riconosce come la salute degli esseri umani sia strettamente legata alla salute degli animali, delle piante, dell’ambiente 
 e degli 
ecosistemi: un concetto olistico di salute. Perché solo riconoscendo che la nostra salute e il nostro benessere sono strettamente collegati a quelli della natura che ci ospita, possiamo garantire la nostra specie dagli effetti più nefasti delle pandemie. 


E’ auspicabile pertanto un nuovo accordo globale tra persone e natura che deve prevedere di dimezzare la nostra impronta sulla natura, arrestare la perdita degli habitat naturali 
e arrestare l’estinzione delle specie viventi.


Accedi qui alla presentazione di Fernando Rubino– CNR/IRSA Talassografico di Taranto, al PCTO con i ragazzi del Liceo Aristosseno


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