L’interesse per i cetacei e la conservazione

L’interesse per i cetacei e la conservazione

di Salvatore Mellea

L’interesse per i Cetacei affonda le sue radici nella storia e nella mitologia. In particolare, per gli abitanti della magna grecia, negli antichi miti greci.

La natura dei delfini, che non esitavano ad avvicinarsi all'uomo soccorrendolo, persino, in caso di naufragio, aveva colpito la fantasia degli antichi greci.Ovidio e Pausania ci narrano di Arione, poeta e musicista del VII secolo a.C, gettato in mare dai pirati e salvato da un delfino, e di Falanto, anch’egli salvato e raffigurato a cavallo di un delfino, in tutta la monetazione argentea dell’antica Taras. C’è poi il Leviatano, figura mitologica che Melville incarna nel capodoglio, per le sue dimensioni e la spaventosa potenza, e poi Moby Dick con la balena franca e perfino  Pinocchio inghiottito dalla balena.

I Cetacei hanno alimentato fin dai tempi più antichi leggende e racconti immaginari.

Eppure fino agli anni ‘70 e ‘80 erano ancora oggetto di caccia indiscriminata a scopo commerciale. Anche a Taranto, quando nel novembre del ‘49 una malcapitata balenottera entrò nel porto, venne abbattuta, dopo tre giorni di caccia e inseguimenti, e portata in mostra a Villa Peripato. E ancor prima, nel 1877, quando un cruento safari in Mar Grande, con fucili e cartucce di dinamite, aveva portato all’uccisione di una balena australe. La carcassa fu venduta all’Università di Napoli per 1200 lire e oggi lo scheletro di eubalena glacialis si trova esposto nel Museo dell’Istituto di Anatomia  Comparata.  

 I tempi cambiano e grazie anche all'intenso lavoro di sensibilizzazione dell'opinione pubblica, portato avanti negli anni '70 da organizzazioni quali Greenpeace, WWF ed altri, cessa nel 1986 la caccia ai cetacei (grazie alla moratoria della IWC International whaling Commission), nasce un sempre maggiore interesse per l'aspetto biologico ed ecologico di questa specie, nascono organizzazioni  e reti di monitoraggio e raccolta dati per il recupero e lo studio dei cetacei. Si diffonde una coscienza conservazionista e si creano aree marine di protezione.

Viene istituito in Mar Ligure il Santuario per i Mammiferi Marini (Pelagos), la prima area marina protetta del mondo creata per tutelare i cetacei del mediterraneo, e in Italia lo studio dei Cetacei ha un crescente sviluppo.

Ma ancor prima, nel 1996, era nato l’accordo internazionale ACCOBAMS (accordo sulla conservazione dei cetacei del mar Nero, mar Mediterraneo e zona atlantica adiacente) che prevede da parte di ogni firmatario un impegno a livello normativo, socio-economico nonché scientifico, per l'eliminazione o la riduzione al minimo degli effetti delle attività antropiche sulla sopravvivenza dei cetacei in questi mari. I cetacei sono grandi migratori e non limitano la loro presenza alle acque territoriali di un singolo Paese, per cui la loro tutela necessita di cooperazione tra nazioni diverse. In Italia l’accordo entra in vigore nel 2005 e dopo la sua ratifica il Ministero per l’Ambiente e la Tutela del Territorio e del Mare, avvalendosi del supporto scientifico dell’ISPRA, fa sforzi significativi per migliorare lo stato di conservazione dei cetacei nelle acque italiane e prende in considerazione anche  l’istituzione di AMP dedicate ai cetacei o l’inclusione nelle esistenti aree marine protette di zone a protezione speciale dedicate ai cetacei, come per l’Amp di Ischia.

E’ intanto cresciuta la voglia di conoscere, vedere e avvicinare questi animali nel loro ambiente naturale, e crescono iniziative e campagne per la loro salvaguardia e tutela da parte di onlus come WWF, Greenpeace e Marevivo.

Peraltro il verificarsi di alcuni casi di spiaggiamento (soprattutto in Adriatico) ha un forte impatto nell'opinione pubblica e induce il Ministero Ambiente ad istituire una task force per interventi di emergenza e gestione dello spiaggiamento di grandi cetacei: il C.E.R.T. - Cetacean stranding Emergency Response Team, con la predisposizione di protocolli di intesa con Enti e Autorità preposte alla gestione delle emergenze (Capitanerie di Porto - Guardia Costiera, Protezione Civile, Forze dell’Ordine presenti in mare, Vigili del Fuoco).

Sono però tanti gli attori della conservazione dei cetacei in Italia, data la varietà di interazioni che possono verificarsi tra cetacei e la complessità delle attività umane in mare. Tra essi le Agenzie ARPA, le Associazioni ambientali, Università e Istituti di ricerca, e un nutrito numero di Ministeri tra cui il Ministero delle politiche agricole e forestali per le interazioni tra cetacei e le attività di pesca; il Ministero degli esteri per gli aspetti internazionali della tutela dell’ambiente marino; il Ministero della difesa per i rischi derivanti dalle esercitazioni navali, ma anche per la collaborazione alla segnalazione della presenza di cetacei; il Ministero dei trasporti con il controllo in mare attraverso le Capitanerie di Porto, 
per i rischi derivanti dai trasporti marittimi come rumore, disturbo, sversamenti in mare di sostanze pericolose, collisioni con naviglio. Infine il Ministero della salute per gli aspetti sanitari degli spiaggiamenti e dell’inquinamento.

Perché tutelare i Cetacei?

Perché i Cetacei sono una componente importante della biodiversità marina e sono come degli indicatori biologici dello stato di salute globale del mare, molto sensibili alle variazioni ambientali di varia origine e natura. Occupano il vertice della catena alimentare e la perdita di predatori di vertice può indebolire e danneggiare l’ambiente marino in cui vivono. Essi rivestono dunque una notevole importanza ecologica, e vanno conservati per accrescere la tutela dell’ecosistema di cui fanno parte. Sono specie carismatiche che esercitano un grande fascino su un grande pubblico e sono un bene da tutelare con una valenza estetica e culturale che intrinsecamente promuove la conservazione dell’ambiente marino.

L’ambiente marino è oggi scenario di una serie di inquinamenti da quello acustico a quello chimico che possono combinarsi pericolosamente, e c’è poi l’inquinamento da rifiuti abbandonati in mare, che attenta alla vita dei mammiferi marini causando malattie. All’interno di quest’ambiente difficile e fortemente disturbato si collocano i cetacei. Traffico navale, indagini geosismiche, impiego dei sonar, perforazioni dei fondali marini alla ricerca di giacimenti di idrocarburi, sono per loro causa di alterazioni comportamentali e spesso letali.

L’intensificarsi delle attività antropiche in mare ha fatto emergere una nuova urgente questione ambientale legata alla gravità delle conseguenze prodotte soprattutto dal rumore antropico sugli ecosistemi marini, sulla fauna marina e in modo particolare sui cetacei, la cui sopravvivenza è strettamente legata ad un corretto funzionamento dei loro sistemi di ricezione e produzione dei suoni.

La Comunità Europea fortemente preoccupata ha chiesto agli Stati membri di mettere in atto una “Strategia” per raggiungere il buono stato ambientale per le acque marine entro il 2020. La direttiva quadro sulla strategia ambientale marina definisce fra l’altro 11 descrittori qualitativi, alcuni dei quali sono rilevanti ai fini della conservazione dei cetacei.

La comunità scientifica sta affrontando in maniera energica anche il problema connesso al monitoraggio passivo in ambienti profondi.

La tutela e conservazione dei Cetacei ha bisogno di conoscenza per una maggiore consapevolezza sulla presenza e le esigenze di queste specie. Promuoverne la salvaguardia e disegnare le necessarie strategie di conservazione dei cetacei è un impegno da assumere non solo per l’importanza ecologica che essi rivestono, ma anche per mantenere la funzionalità ecologica dei nostri mari.


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