Proposte normative sulla mitigazione dell’inquinamento da plastica per la salvaguardia dell’ambiente marino

Proposte normative sulla mitigazione dell’inquinamento da plastica per la salvaguardia dell’ambiente marino

di Lara Marchetta - Avvocato

La plastica rappresenta uno dei principali fattori di inquinamento del nostro mare

Il fenomeno è strettamente correlato alle abitudini quotidiane di tutti noi in ambito domestico. Per quanto possa sorprendere, esso è ampiamente dovuto, altresì, al diffuso utilizzo della plastica nelle tradizionali attività marinare (pesca, mitilicoltura….)

Si pensi al fondale del Mar Piccolo e alle sue spiagge, in molti punti ricoperti di retine per le cozze e frammenti più o meno grandi di polistirolo, frutto della disintegrazione dei contenitori normalmente usati per il trasporto del pesce.

Ma, naturalmente, questo non è un problema che affligge solo il mare di Taranto.

Sulla sabbia i biologi avevano ammassato i contenuti stomacali dei capodogli, non solo residui dei becchi dei calamari, il loro cibo preferito, ma anche qui una montagna di plastica, sacchetti, bottiglie, contenitori vari da pochi grammi a un chilo, e poi attrezzi da pesca, fili di nylon, ami, che fu necessario strappar loro dalle carni. 

I cetacei hanno una bocca enorme che permette loro di inghiottire tutto ciò che si trovano a tiro…così non mi stupisco mentre assisto impietrito all’estrazione dall’esofago di un capodoglio di una rete nera lunga centocinquanta metri e del peso di ottanta chili.

Da “Come è profondo il mare” di N. Carnimeo  

L’ecosistema marino va tutelato e preservato per consegnarlo in buono stato alle generazioni future.  Occorre, per questo, introdurre nel nostro ordinamento nuove norme, modificare quelle esistenti, rendere le stesse effettive, agevolandone il rispetto da parte della popolazione, ma anche vigilando adeguatamente sulla loro applicazione.

La comunità internazionale ce lo impone.

Solo per citare alcune delle norme, internazionali comunitarie, che devono costituire il sostrato normativo della legislazione italiana in materia di tutela ambientale:

• Convenzione di Montego Bay del 1981

• Convenzione Marpol ed i Protocolli annessi (il Protocollo III -Norme per la prevenzione dell'inquinamento da sostanze inquinanti trasportate per mare in imballaggi - e il Protocollo V -Norme per la prevenzione dell'inquinamento da rifiuti solidi scaricati dalle navi

• Convenzione di Barcellona e gli annessi Protocolli (il Protocollo sulla prevenzione dell'inquinamento del Mare Mediterraneo dovuto allo scarico di rifiuti da parte di navi e di aeromobili e il Protocollo sulla gestione integrata delle zone costiere), che si informa al principio di  precauzionalità, di uso delle migliori tecniche disponibili e delle migliori pratiche ambientali.

 Direttiva 2008/56/CE (c.d. Marine strategy), la quale si basa su un approccio integrato e mira a divenire il pilastro ambientale della politica marittima dell’Unione Europea. Essa, infatti, istituisce un sistema di azione comunitaria nel campo della politica per l’ambiente marino, teso a salvaguardare e preservare la biodiversità e la funzionalità degli ecosistemi, definendo “un quadro all’interno del quale gli Stati membri adottano le misure necessarie per conseguire o mantenere un buono stato ecologico dell’ambiente marino entro il 2020”. Tale normativa, infatti, induce ad adottare misure, nei diversi settori, contro la dispersione dei rifiuti nell'ambiente marino.

Si rende necessario, a questo punto, che, a livello normativo, il nostro Paese intervenga nei due ambiti in cui si è riscontrato un elevatissimo utilizzo della plastica: l’ambito domestico e quello delle attività marittime. A tal fine, occorre andare, sostanzialmente. in due direzioni: sostituire via via la plastica con altri materiali interamente biodegradabili in mare, riciclabili e compostabili, così da favorire la c.d. “economia circolare”,  creare dei meccanismi virtuosi sì da disincentivare l’abbandono in mare del materiale plastico (con specifico riferimento alle attività marinare).

Ambito domestico

Proposta di Legge di Marevivo per mettere al bando i cosmetici contenenti micropalstiche (nanoplastiche)

 Legge dello Stato che vieti la produzione e la commercializzazione di stoviglie di plastica monouso sul modello di quella francese che prevede, dal 2020, stoviglie in carta o comunque in materiale biodegradabile e compostabile (più precisamente, il materiale di fabbricazione potrà contenere plastica ma dovrà anche avere come minimo il 50% dei materiale biodegradabile e compostabile entro il 2020 e il 60% entro il 2025). Analogamente per gli imballaggi usati per i detergenti e i detersivi e per le bottiglie dell’acqua.

La normativa dovrebbe imporre l’uso di materiali interamente biodegradabili in acqua, evitando che si riproponga la problematica dei sacchetti della spesa.  Secondo un rapporto dell’UNEP del 2015, infatti, le plastiche considerate biodegradabili (quelle normlmente usate per i sacchetti della spesa) in realtà non lo sarebbero in mare, in quanto la biodegradazione dei polimeri avverrebbe solo attraverso processi industriali.

Ambito delle attività tradizionalmente marittime

Nel mare e sulle spiagge è facile trovare “strumenti di lavoro” (reti da pesca, cassette  in polistirolo, lenze, boe, retine per cozze) abbandonati volutamente o perduti accidentalmente dagli operatori del settore marittimo. I pescatori sono soliti ributtare in mare il materiale plastico che molto spesso tirano su con  le reti da pesca.

In entrambi i casi, la motivazione potrebbe essere duplice: la qualifica di tali rifiuti come “speciali” che impone ai produttori e/o detentori, tra l’altro, di sostenere i costi di smaltimento, nonché l’assenza di centri di raccolta ad hoc.

Possibili soluzioni:

Legge statale che vieti l’uso di plastiche tradizionali nella filiera della pesca, della mitilicoltura e dell’acquacoltura, a favore di materiale interamente biodegradabile in condizioni marine. Risultano già avviati dei progetti sperimentali in tale direzione.

Norma che consenta di avvalersi degli addetti alle tradizionali attività marinare, pescatori in primis, per la raccolta dei rifiuti in mare. Risulta che la Fondazione Angelo Vassallo abbia avanzato una proposta di legge finalizzata a disciplinare questa  figura, come pure risultano attivi taluni progetti in tal senso (per. es. il Progetto ECOADRIA-FISHERMEN).

Tale attività dovrebbe essere senza oneri a carico dei “detentori” e si dovrebbe prevedere espressamente la possibilità, previa autorizzazione, di utilizzare a tal fine le barche ferme in porto durante il periodo di fermo pesca. In tale prospettiva, si potrebbe introdurre una norma ad hoc nel T.U. in materia ambientale con riferimento specifico a questa tipologia di rifiuti; a livello di regolamentazione comunale, gli “strumenti di lavoro” di cui si discute, soprattutto, ove pescati accidentalmente nel mare e trasportati  a terra, non dovrebbero essere considerati come rifiuti speciali, ma urbani, con conseguente esenzione per i detentori da tutti gli oneri, specie economici, previsti per tale tipologia di rifiuti; sempre a livello di regolamentazione comunale, si potrebbero introdurre, anzi, dei meccanismi premiali (benefici fiscali) per coloro conferiscono tali rifiuti plastici in appositi centri di raccolta, abbattendo i costi di smaltimento a carico di chi conferisce.  Creando, oltretutto, dei circuiti virtuosi per il riciclo.

Concludendo, i vari strumenti che è possibile mettere in campo per la tutela dell’ecosistema marino, e si pensi alle AMP, alle Oasi blu, alle ASPIM, possono avere una efficacia limitata se continuiamo comunque ad immettere la plastica nell’ambiente marino. Tuttavia, bisogna evidenziare che la diffusione di strumenti del genere contribuisce senz’altro ad accrescere la sensibilità della popolazione verso le tematiche della salvaguardia dell’ecosistema marino e a diffondere nuovi stili di vita, più virtuosi e improntati alla salvaguardia dell’ambiente che ci circonda.

di Lara Marchetta - Avvocato

Sintesi dell’intervento tenuto al Workshop

“Capodogli e delfini dei nostri mari” (Taranto, 30 settembre 2016)

 

 

 


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