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Maricoltura in-shore o off-shore

Maricoltura in-shore o off-shore

questo è il dilemma: se sia più vantaggioso creare un impianto di allevamento sottocosta o sfidare il mare aperto con gabbie sommergibili in un impianto off-shore.

Non è un dubbio amletico ma solo una scelta imprenditoriale quella di optare per un impianto di maricoltura off-shore piuttosto che in-shore, cioè sottocosta. Una scelta a volte imposta quando la destinazione turistica della zona costiera non offre più spazi di utilizzo alla maricoltura, costretta perciò ad allontanarsi dalla costa.
In entrambi i casi però si tratta di cogliere l’opportunità di sviluppo che la maricoltura offre in uno scenario caratterizzato da un’offerta limitata, per la diminuzione delle catture da pesca, causata da un sovrasfruttamento delle risorse, e da una domanda in continua crescita.

Si prevede infatti che il consumo pro-capite di prodotto ittico non solo possa avere ulteriori incrementi ma anche uno spiccato gradimento su poche specie allevate e garantite in termini di qualità e salubrità.
L’Unione Europea identifica la maricoltura come un settore che può stimolare la crescita blu. D’altra parte la popolazione umana sembra destinata a raggiungere i 10 miliardi di persone entro il 2050 e un bisogno di cibo del 60% in più rispetto a oggi.

Questo comporterà una crescente necessità di proteine animali. E il pesce fa bene ed è ricco di proteine prodotte con un più basso impatto ambientale rispetto alla produzione della carne bovina. La maricoltura perciò diventa la risposta adeguata a soddisfare questa crescente necessità.

La maricoltura in-shore richiede minori investimenti per gli impianti. Questi vengono effettuati entro 1 km dalla linea di costa, in aree semichiuse e protette e in gabbie galleggianti e ancorate al fondale. Le profondità limitate sottraggono le gabbie al moto ondoso. Occorre però un’attenta valutazione degli impatti ambientali relativi all’accumulo dei reflui di produzione che dipende dalla quantità di mangime somministrata al pesce, dalla profondità dell'acqua, dalle correnti e dai venti dominanti, oltre che dalla grandezza delle gabbie e dalla reciproca distanza.

Laddove non ci sono siti costieri idonei, ma non solo per questo, l’alternativa è costituita dalle gabbie in mare aperto (off-shore), in acque più profonde e meno riparate, riducendo gli effetti delle onde e le interferenze con la navigazione.

La maricoltura off-shore, pur richiedendo maggiori costi, sembra avere diversi vantaggi rispetto all’in-shore, perché la maggiore profondità delle acque dà minori problemi di inquinamento e permette una maggiore capacità di diluizione dei reflui, di dispersione degli scarti e di assimilazione dei nutrienti e in definitiva una migliore qualità del prodotto. Tutto conduce a evidenziare una maggiore sostenibilità dell’impresa.

I maggiori costi sono dovuti alle esigenze di resistenza degli impianti alle sollecitazioni del mare aperto e ai costi d’installazione e gestione delle gabbie.

Le gabbie, affondabili per essere meno esposte all’azione distruttiva del vento e del moto ondoso rispetto a quelle di tipo galleggiante, sono costituite da telai di sostegno ai quali sono fissate le reti circolari di contenimento dei pesci. I telai sono ancorati al fondo marino con una serie di corpi morti e catene di ancoraggio in grado di resistere alle correnti marine ed assorbire l’energia del moto ondoso.

La gestione operativa dell’impianto risulta complessa per difficoltà operative intrinseche del sito, per il sistema di immersione ed emersione delle gabbie, e per la necessaria costante opera di controllo e manutenzione delle parti sommerse. Condizioni meteo-marine avverse possono anche ostacolare o impedire l’alimentazione dei pesci e complicare l’allevamento.

Bisogna poi tener conto che l’off-shore richiede comunque anche il necessario supporto logistico a terra per le attività di stoccaggio, lavorazione e refrigerazione del prodotto in celle frigorifere e le attività di gestione.
Quali sono allora i vantaggi che l’off-shore offre?

L’allevamento off-shore comporta un ridottissimo impatto ambientale e il rischio di auto-inquinamento è scarso perché i prodotti di scarto del metabolismo vengono facilmente dispersi. È quindi minimo il rischio di insorgenza di patologie. Il pesce può nuotare liberamente come in condizioni naturali per la disponibilità di spazio e la bassa densità di popolazione; i livelli naturali di ossigenazione, la migliore qualità delle acque, l’alimentazione non forzata, favoriscono uno stato di salute generale che si ripercuote su un maggior ritmo di accrescimento del pesce e sulla qualità superiore del prodotto.

Il vantaggio principale della maricoltura off-shore sta perciò nella possibilità di realizzare grosse produzioni eco-sostenibili che generano più profitti complessivi, con un contenuto livello di rischio e nel rispetto dell’ambiente marino.

Importante, oltre alla scelta di attrezzature di buon livello, è la collocazione dell’area dell’impianto che deve prevedere un’attenta valutazione della qualità ecologica della colonna d’acqua, della comunità bentonica e dei sedimenti nell’ambiente circostante. Un fondale compreso tra i 30 e 40 metri, permetterà di operare agevolmente con gabbie sommergibili e una distanza dalla base operativa a terra contenuta entro il miglio, faciliterà il controllo dell’impianto.

I problemi che possono limitare lo sviluppo della maricoltura off-shore sono però posti dalla mangimistica, da cui dipende un prodotto di qualità e dagli spazi disponibili per gli impianti.

Nel prossimo futuro, una riduzione della superficie disponibile per impianti di maricoltura off-shore sarà costituita dalla costruzione di impianti eolici off-shore progettati nei mari italiani. Per il momento l'unico attivo in Italia è nella rada esterna del porto di Taranto, ma per la Puglia in particolare si prevedono 5 impianti al largo delle coste più meridionali e nel Golfo di Taranto.

Sarà in tal caso opportuno associare attività di maricoltura all'interno delle aree occupate dagli impianti eolici e valutarne l'attuabilità sul piano tecnico e legislativo.


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