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Il fitoplancton

Il fitoplancton

Il fitoplancton è un insieme di microalghe unicellulari fondamentali per la vita del nostro mare. Costituisce il primo anello della catena alimentare marina, cioè del nutrimento degli organismi marini e, per la sua capacità di effettuare la fotosintesi, garantisce la gran parte di ossigeno dell’ambiente marino e circa la metà di quello terrestre. Come diretta conseguenza, contribuisce al processo di cattura e sequestro della CO2.

Molto sensibile alla variazione delle variabili ambientali, rappresenta uno degli indicatori più importanti tra quelli impiegati per monitorare lo stato di salute del mare, perché capace di rispondere in tempi molto rapidi ai diversi tipi di stress antropico.

Le microalghe possono aumentare esponenzialmente la loro biomassa dando vita ad una «fioritura» conosciuta anche con il nome di bloom fitoplanctonico.

immagine satellitare di bloom fitoplantonico

Un aumento incontrollato delle microalghe è però dovuto alla eutrofizzazione delle acque, per un massiccio apporto di nutrienti (come fosforo e azoto), che provoca una forte carenza di ossigeno e porta alla morte di molte delle specie presenti nell’ecosistema. Se questi fenomeni sono associati a produzioni di tossine, da parte delle microalghe interessate alla fioritura, la tossicità può essere trasmessa alla fauna ittica e all’uomo.

Così è opportuno distinguere le fioriture eutrofiche, che identificano una problematica ambientale e si manifestano con la concentrazione di alghe microscopiche costituita da solo una o due specie algali, dalle fioriture fisiologiche che presentano una grande varietà di fitoplancton e identificano un ecosistema in buona salute.

La presenza e concentrazione del fitoplancton nei nostri mari segue forti variazioni stagionali. Generalmente si ha un aumento delle densità (la cosiddetta fioritura fisiologica) in primavera o in estate, in presenza di alte temperature e maggiore disponibilità di luce.

Tuttavia in questi ultimi anni è stato osservato come proprio l’aumento delle temperature è associato a periodi nei quali la concentrazione di clorofilla, il principale pigmento fotosintetico, è più scarsa. L’associazione osservata, tra temperature più alte e fioriture meno intense, viene attribuita oggi agli effetti del cambiamento climatico nell’ambiente marino.

Il bloom di fitoplancton avviene per il formarsi di acque fredde che influenzano la circolazione profonda della colonna d’acqua. Nel periodo invernale il raffreddamento delle acque superficiali ne causa lo sprofondamento e quindi il rimescolamento della colonna d’acqua che provoca in seguito la risalita delle acque profonde, con il trasporto di quei nutrienti che si erano depositati e accumulati durante l’inverno e che, insieme alla radiazione solare, forniscono il “carburante” per lo sviluppo delle comunità fitoplanctoniche.

Eutrofizzazione dei mari europei

Con i cambiamenti climatici però la temperatura delle acque superficiali ha mostrato un aumento significativo anche d’inverno. L’aumento delle temperature coinvolge anche gli strati più profondi e la colonna d’acqua risulta ora caratterizzata da una temperatura costante oltre i 400 metri di profondità. Il riscaldamento climatico intacca le dinamiche delle acque profonde, limita il rimescolamento e l’apporto di nutrienti in superficie e di conseguenza riduce la fioritura del fitoplancton.

La stima della biomassa prodotta dal fitoplancton viene calcolata in base alla quantità di clorofilla presente in acqua. La concentrazione di clorofilla, dovuta alla quantità di microalghe presenti, è quindi un indice indiretto della disponibilità di cibo per gli anelli successivi della catena alimentare.


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