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La tutela della Biodiversità e “il caso Pinna nobilis

La tutela della Biodiversità e “il caso Pinna nobilis"

Fernando Rubino, ricercatore IRSA, e i ragazzi del Liceo Aristosseno nel PCTO “il litorale ionico culla di biodiversità”


La tutela della biodiversità è la sfida ambientale della conservazione che ci impone di gestire la naturale evoluzione degli ecosistemi e affrontare con urgenza e determinazione le loro emergenze.

Pinna nobilis, il più grande mollusco bivalve del nostro mare, icona insieme all’ulivo del patrimonio culturale europeo, come e più dell’ulivo - che la grave e fastidiosa emergenza di questi ultimi anni porta al rapido disseccamento - è “gravemente” minacciata di estinzione.

Pinna nobilis vive su fondi molli, con la conchiglia saldamente ancorata al sedimento grazie ai suoi filamenti di bisso, lungo i fondali di tutto l’arco costiero mediterraneo, dalle coste della Francia e della Spagna a quelle della Turchia.

A Taranto negli anni ’30 ne venivano pescate circa 10.000 all’anno per ricavarne il bisso, dalle cui fibre veniva ricavato un filato pregiatissimo, degno di re e regine, usato per produrre quella che veniva chiamata “la seta del mare”. Dagli anni ‘90, a causa dell’eccessivo sfruttamento, è tra le specie di interesse comunitario che richiedono una protezione rigorosa e la Direttiva Habitat ne vieta la raccolta se non per scopi scientifici. Un regime di protezione rigoroso che tuttavia non è bastato a evitarne la quasi completa estinzione.

A partire dalla fine del 2016, nelle coste spagnole del Mediterraneo e progressivamente nelle coste italiane del Tirreno e poi in quelle ioniche, fino all’Egeo, al basso Adriatico e ancora più sù fino al Golfo di Trieste, sono state osservate grandi morie di massa. Nel Mar Piccolo e nel Mar Grande di Taranto, dove era presente una popolazione di oltre 10.000 individui, la moria osservata è quasi del 100%.

Il declino su larga scala delle popolazioni di Pinna nobilis può potenzialmente portare a una completa estinzione di questo mollusco, una specie endemica che si trova solo nel Mar Mediterraneo. 

L’importante ruolo ecologico svolto da questo mollusco fa sì che la sua estinzione danneggi le specie che con essa interagiscono. La sua conchiglia è un ottimo luogo di insediamento di vari organismi che vivono all’esterno del mollusco (specie bentoniche, tra cui alghe e macroinvertebrati) e al suo interno dove crostacei decapodi ( gamberetti e minuscoli granchi) vivono in simbiosi con il mollusco bivalve, aumentando così la “biodiversità” locale.

La causa della moria è attribuita a un organismo patogeno, una nuova specie di protozoo parassita, denominato Haplosporidium pinnae, che causa la morte degli individui per inedia, aggredendo l’apparato digestivo e interferendo con i processi vitali del mollusco e rendendogli impossibile la chiusura delle valve.

Una patologia ancora troppo misteriosa, presumibilmente diffusa attraverso correnti, e un organismo alieno i cui stadi infettivi vengono ingeriti con la filtrazione.

Il Talassografico di Taranto del CNR/IRSA ha organizzato una campagna di Citizen Science “SOS Pinna: la Subacquea aiuta la Ricerca” per ampliare al massimo la possibilità di ritrovare individui sopravvissuti. Il mollusco morto o morente si riconosce dal fatto che ha le valve leggermente aperte, oppure perché si trova in posizione orizzontale, mentre gli esemplari vivi e in salute si alzano in verticale dal fondale.

La campagna, estesa a tutto il territorio nazionale, ha interessato la Guardia di Finanza, la Marina Militare e la Guardia Costiera e man mano tutto il mondo della subacquea mediterranea. A Taranto le segnalazioni ricevute riguardano un piccolo numero di sopravvissuti che, potendo possedere una resistenza naturale al parassita, potrebbero permettere di chiarire i fattori che influenzano lo sviluppo della malattia.

Un piccolo segnale di speranza per la sopravvivenza della specie e per continuare nella ricerca scientifica che prosegue collocando collettori di larve o piccole pinne in punti strategici di insediamento, simili a cordoni di plastica rigida, dove le pinne possano crescere ed essere avviate allo sviluppo in strutture apposite e controllate.

Per tutelare la biodiversità e garantire la conservazione della specie, sono necessarie misure urgenti per proteggere le restanti popolazioni sane e capire come e perché le altre specie di molluschi filtratori siano indenni o resistenti al parassita.

Accedi qui alla presentazione di Fernando Rubino – CNR/IRSA Talassografico Taranto

Con la collaborazione di

Liceo Aristosseno - Taranto

Data

03 Maggio 2021

Tags

Alternanza Scuola Lavoro