Nell’ambito del Workshop tenutosi a Taranto in occasione della Giornata Europea del Mare 2025, Silvia Fraissinet – Ricercatrice dell’Università del Salento. Dipartimento Scienze e Tecnologia Biologiche Ambientali, ha illustrato il suo lavoro di ricerca relativo alla presenza di nanoplastiche nei mitili e ai possibili scenari di biorimediazione nel Golfo di Taranto.
Le nanoplastiche, particelle di materiale plastico di dimensioni inferiori ad 1µm, rappresentano una crescente minaccia per gli ecosistemi marini. Gli organismi filtratori, ha evidenziato Silvia Fraissinet, sono particolarmente esposti all’ingestione di queste particelle, che possono accumularsi nei loro tessuti.
Lo studio riguardo la presenza di micro e nanoplastiche nei mitili, utilizzando una tecnica avanzata di spettrometria di massa (TD-PTR-MS), ha evidenziato la presenza di plastica in tutti gli organismi analizzati, con valori variabili da 10 a 187 ng per mg di peso secco. Le concentrazioni più elevate sono state riscontrate nelle dimensioni superiori a 2,2 µm e tra 20–200 nm, indicando una significativa contaminazione da nanoplastiche. Inoltre le composizoni polimeriche della frazione micro e nano sono risultate molto simili.
E’ importante studiare possibili strategie per ridurre la presenza di plastica in ambiente. Recenti studi hanno esplorato il potenziale di quattro specie bentoniche — Mytilus galloprovincialis (mitilo mediterraneo), Sabella spallanzanii (verme tubicolo), Phallusia mammillata (ascidia) e Paraleucilla magna (spugna) — di rimuovere microplastiche in un Impianto di Acquacoltura Multitrofica Integrata (IMTA) nel Mar Grande di Taranto. Il polichete S. spallanzanii, che si distingue per la sua capacità di trattenere le particelle plastiche all'interno del tubo in cui vive, riducendo il rischio di rilascio nell'ambiente circostante, è risultato essere il miglior candidato per la biorimediazione.
In un anno, l'intera comunità di organismi studiata ha rimosso circa 31,5 milioni di microplastiche per stagione, equivalente al peso di un tappo di bottiglia per stagione.
Questi risultati suggeriscono che l'implementazione di sistemi IMTA con specie filtratrici autoctone potrebbe rappresentare una strategia efficace e sostenibile per la biorimediazione delle microplastiche in ambienti circoscritti. Tuttavia, è fondamentale considerare le implicazioni ecologiche e sanitarie di tali interventi, assicurando che gli organismi utilizzati non introducano ulteriori rischi per l'ecosistema o per la salute umana.

