Il monito del Workshop della Giornata Europea del Mare 2025
Le raccomandazioni del gruppo di ricercatori che ha animato il Workshop “Effetti delle Micro e nanoplastiche sugli Organismi Marini e Salute Umana” non lasciano dubbi: gli effetti dell’inquinamento da micro e nanoplastiche sulla salute umana, includono rischi per il sistema immunitario, endocrino e riproduttivo e sugli organismi marini causano tossicità di vario tipo nello sviluppo delle specie marine.
Paolo Roberto Saraceni

Le nanoplastiche entrano nel nucleo delle cellule e le nanoparticelle più piccole – afferma nel suo intervento, Paolo Roberto Saraceni, ricercatore ENEA-, entrano nella cellula rompendo la membrana cellulare e inducendo la frammentazione del DNA che porta alla morte della cellula per apoptosi.
Per la stessa ragione le micro e nanoplastiche (MNPs) -che penetrano nell’organismo umano attraverso l’alimentazione, la respirazione, l’assorbimento cutaneo e le iniezioni mediche- possono indurre effetti tossici a carico di diversi organi del corpo umano, rappresentando così un potenziale rischio per la salute umana.
La tossicità delle MNPs testata in modelli sperimentali cellulari e animali, aggiunge Paolo Roberto Saraceni, ha mostrato la capacità delle nanoplastiche di attraversare membrane biologiche, causare danni alla funzionalità di vari organi e favorire l’insorgenza e l’evoluzione di malattie croniche.
Questo quadro estremamente allarmante sui potenziali rischi per la salute umana, oltre che per gli organismi marini, rileva la necessità di incrementare gli investimenti nella ricerca di soluzioni per contrastare l’inquinamento della plastica oltre che ridurre l’uso della plastica.
Lucio Litti

Lucio Litti, del Dipartimento di Scienze Chimiche dell’Università di Padova, -nel suo intervento sui Sistemi innovativi di misurazione di Micro e Nanoplastiche- evidenzia la difficoltà e complessità nello studio e identificazione delle nanoplastiche per le estremamente ridotte dimensioni, a livello nanometrico, e presenta un quadro aggiornato sulle ricerche e sui sistemi innovativi di spettroscopia vibrazionale.
Rileva tuttavia che al momento non è ancora possibile fare un adeguato monitoraggio delle nanoplastiche ambientali che permetta una corretta gestione dell’inquinamento.
Elisabetta Bonerba

Elisabetta Bonerba, del Dipartimento di Medicina Veterinaria dell’Università di Bari -nel suo intervento sulle interazioni tra nanoplastiche e contaminanti chimici che continuano a persistere nell’ambiente marino- evidenzia l’aumento di tossicità e l’impatto sugli organismi marini, che compromettono ulteriormente la salute degli ecosistemi e la sicurezza alimentare umana.
Le nanoplastiche, aggiunge Elisabetta Bonerba, sono un complesso vettore chimico di contaminanti e per ridurre il loro impatto occorre adottare soluzioni tecnologiche e biotecnologiche integrate.
La comunità scientifica infatti sta esplorando diverse soluzioni innovative per mitigare l'impatto delle nanoplastiche, tra soluzioni tecnologiche come tecnologie di filtrazione, adsorbimento e processi di ossidazione e soluzioni ecosistemiche di biorimediazione, come la biodegradazione tramite batteri e l’utilizzazione di alghe per la fitodepurazione.
Fabio Ricciardelli

Il Workshop si è aperto con i saluti istituzionali del Presidente della Fondazione Amm. Fabio Ricciardelli e del Presidente della Camera di Commercio Vincenzo Cesareo, ed è entrato nel vivo della tematica col coordinamento di Salvatore Mellea DG della Fondazione, partendo dalla panoramica generale che Linda Prato, primo ricercatore del CNR/IRSA, ha tracciato sulla presenza di microplastiche negli ambienti marini.
Linda Prato

Linda Prato ha elencato gli effetti avversi dell’impatto sull’ecosistema e sugli organismi marini, riscontrati e valutati tramite test acuti e cronici in laboratorio su organismi consumatori, decompositori e produttori primari, direttamente esposti alle MPs.
Gli effetti avversi delle microplastiche vanno dalla tossicità acuta e cronica, allo stress ossidativo, ai problemi riproduttivi, ai danni intestinali e ai disturbi comportamentali.
Linda Prato conclude citando le soluzioni per un futuro più sostenibile delineate dalla Strategia Europea per la Plastica che impone entro il 2030 il riciclo del 50% per i rifiuti plastici.
Silvia Fraissinet

A seguire Silvia Fraissinet, ricercatrice dell'Università del Salento, nel suo intervento su Nanoplastiche e Mitili, dopo aver posto l’accento sulle loro preoccupanti quantità e l’alta variabilità polimerica, ha parlato dei possibili scenari di biorimediazione nel Golfo di Taranto come nuovi approcci mirati a contenere e minimizzare il problema delle NPs.
Con tale obiettivo è stato sviluppato, dall’Università del Salento in collaborazione con l’Università di Utrecht, un progetto di biorimediazione delle MPs e NPs nel Golfo di Taranto, nell’ambito del progetto REMEDIA LIFE già operante per sperimentare la biorimediazione dell’inquinamento tipico dell’allevamento di maricultura.
Tra le quattro specie di organismi marini filtratori utilizzati, tra cui le cozze e il polichete Sabella Spallanzani, il più valido organismo rimediatore è risultato il polichete, ancora meglio del mitile, perché non restituisce in ambiente le MPs assorbite. La quantità rimossa di MPs è stata pari a un tappo di bottiglia per stagione, equivalente a 3,15 × 10⁷ microplastiche per stagione.
Il Workshop ha registrato la presenza di un folto e variegato pubblico. Molti gli studenti liceali del Liceo Vittorino da Feltre e dell’ITIS Pacinotti, particolarmente attenti, oltre a giovani universitari e ricercatori interessati alla complessità e attualità della tematica.
Il Workshop è proseguito poi nelle tante domande, osservazioni, interventi che hanno coinvolto relatori e pubblico confermando lo straordinario interesse per le nuove sfide che le nanoplastiche pongono per la salute del mare e dell’uomo.
Il Workshop conferma una volta di più che la salute degli ecosistemi marini e dei suoi abitanti e la salute umana, sono strettamente interconnesse e richiama sulla tutela della salute a tutti i livelli secondo l’ approccio “One Health”.
Per mitigare l'impatto delle nanoplastiche occorrerà adottare un approccio integrato che unisce ricerca e innovazione, consapevolezza pubblica e nuovi stili di vita mirati a ridurre l’uso della plastica.








