Studio Pilota per la Caratterizzazione delle Aree Marine A Rischio
Il progetto, affidato al CoNISMa, è stato finanziato nell'anno 2002 dall'allora Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca (MIUR) nell’ambito del programma CLUSTER per le zone dell’Obiettivo 1 (Italia Meridionale e isole), e vede la partecipazione di numerosi soggetti pubblici e privati impegnati nei vari “task” di cui esso si compone. L’obiettivo principale è quello di definire lo stato di qualità delle acque, dei sedimenti e degli organismi ivi viventi ai diversi livelli d’integrazione nonché di definire possibili metodologie di monitoraggio avanzato. In particolare, ai vari gruppi di ricerca è stato richiesto di analizzare la situazione ambientale presente nei mari di Taranto utilizzando le proprie metodologie ed i propri strumenti diagnostici al fine di poter verificare, successivamente, il grado di integrazione e/o di ridondanza nelle diagnosi ottenute. Il sistema ambientale dei mari di Taranto è stato studiato contemporaneamente dai seguenti gruppi di ricerca:
A) Gruppo chimico (Dip. di Chimica dell’Università di Bari ed Istituto Talassografico CNR di Taranto) per analizzare il comparto dei sedimenti marini e definire il loro grado di contaminazione soprattutto nei riguardi di sostanze organiche clorurate e di idrocar buri.
B) Gruppo biologico-molecolare e fisiologico (Dipartimento di Biochimica e Biologia Molecolare e di Fisiologia Generale ed Ambientale dell’Università di Bari, di Fisiologia Ambientale dell’Università di Siena) per l’analisi dello stato di qualità ambientale a livel lo sub-cellulare (DNA, mitocondri ecc.) e cellulare (biomarkers, indici di stress ecc.).
C) Gruppo ecologico (Dipartimento di Zoologia, Istituto Talassografico) per la definizione spazio-temporale delle comunità bentoniche presenti sui fondali dei mari di Taranto.
D) Gruppo del remote-sensing (Dipartimento di Fisica dell’Università di Bari, Istituto di Elaborazione del Segnale (IESI) del CNR di Bari, Istituto delle Grandi Masse – CNR di Venezia, Planetek Bari) per l’elaborazione dei dati provenienti da satellite e l’implemen tazione di modelli fluidodinamici delle acque dei mari di Taranto. I risultati ottenuti hanno evidenziato una situazione quanto mai critica, da un punto di vista ambientale, dei due bacini e soprattutto dei suoi sedimenti. Tale stato di degrado è stato evidenziato soprattutto a livello chimico (presenza in quantità elevata di sostanze tossiche e pericolose) e a livello di comunità, nelle quali si è assistito, nel tempo, ad una progressiva sostituzione con comunità di specie più tolleranti e resistenti di fronte a condizioni ambientali di grave inquinamento. Inoltre è stato possibile verificare la fattibilità dell’uso di immagini da satellite (remote sensing) accoppiato alla definizione di modelli fluidodinamici ai fini di un monitoraggio su larga scala della qualità delle acque dei mari di Taranto.