“Si pesca oggi più di quanto il mare riesca a produrre e questo conduce a una forte riduzione degli stock ittici naturali perché lo sforzo di pesca non permette il rinnovo delle risorse”.
È quanto afferma Antonella Petrocelli, Ricercatore presso il CNR/IRSA di Taranto, nel suo intervento al Workshop “Intelligenza Artificiale e sostenibilità nel futuro della maricoltura”, organizzato a Taranto dalla Fondazione Michelagnoli presso la Cittadella delle Imprese della Camera di Commercio Brindisi-Taranto, per celebrare la Giornata Europea del Mare 2024.
Una pratica necessaria per rendere sostenibile l’utilizzo di risorse marine è la Maricoltura che negli ultimi 20 anni, secondo il Rapporto FAO del 2022, ha quasi raddoppiato le produzioni. Tuttavia il dislivello tra quanto si pesca e quanto si produce in Maricoltura è ancora eccessivamente elevato e richiede di aumentare l’attività maricolturale.
In maricoltura i molluschi marini sono gli organismi maggiormente allevati per il consumo umano, seguono poi i pesci, i crostacei e altri organismi come ad esempio gli echinodermi. La molluschicoltura è una coltura “non- fed” perché i molluschi sono organismi filtratori, mentre la piscicoltura richiede l’intervento dell’uomo che dall’esterno deve somministrare mangime ai pesci in allevamento.
Antonella Petrocelli, che si occupa di utilizzo di biomasse marine in economia circolare, nel suo intervento sul tema Biomasse marine per la produzione di mangimi sostenibili in maricoltura, nell’evidenziare l’impatto economico, ambientale e perfino sociale, che i mangimi hanno sulla filiera della maricoltura, conferma che per rendere più sostenibile la produzione di mangimi dei pesci occorre soprattutto utilizzare le biomasse marine, in modo da favorire così un'economia blu sostenibile e circolare.
Il mangime è costituito da farina di pesce che contribuisce al fabbisogno proteico dei pesci e da olio di pesce per il loro fabbisogno lipidico. Farina e olio di pesce insieme conferiscono al pesce allevato un consistente sapore molto più vicino al pesce pescato in natura.
Tuttavia per produrre farina di pesce occorre pescare pesce, per giunta non contaminato, come richiede la normativa europea. Così acciughe, sardine, aringhe e sgombri vengono pescati in grande quantità per produrre mangime, arrivando al paradosso che si pesca più pesce per la produzione di mangime di quanto non si riesca a produrre negli impianti di maricoltura.
La formulazione di nuovi mangimi con ingredienti di origine vegetale o, se animale, non da pesce «pescato», è l’unica soluzione per la crescita sostenibile della maricoltura.
Una delle prime fonti alternative valutata per la produzione della farina di pesce è la soia, ma anche nell’utilizzo di ingredienti di origine vegetale, bisogna garantire la sostenibilità del processo e la soia non è un’alternativa sostenibile economicamente e neppure ambientalmente e socialmente.
Le microalghe possono essere un ingrediente alternativo per la formulazione di mangimi innovativi e il loro utilizzo rappresenta un’alternativa sostenibile ambientalmente perché non richiedono fertilizzanti per la crescita e hanno un’elevata capacità riproduttiva. Tuttavia la costruzione e il mantenimento dei tubi fotobioreattori in cui vengono cresciute le microalghe ha un costo troppo elevato ed economicamente non sostenibile.
L’acquacoltura multitrofica integrata (IMTA) è la nuova frontiera per un’attività sostenibile e circolare.
È una pratica che consente di associare l’allevamento del pesce a quello di altri organismi che possono essere animali (molluschi) o vegetali. I vegetali ripuliscono l’acqua dalla componente inorganica che deriva dal metabolismo dei pesci e dal mangime non consumato. Così facendo i vegetali acquistano biomassa che può essere rimessa sul mercato e utilizzata anche per produrre mangime.
Un mangime sperimentale è stato prodotto nell’ambito del progetto REMEDIA Life che ha portato all’allestimento di un sistema IMTA nel Mar Grande di Taranto, finalizzato alla biorimediazione delle acque marine ed alla sperimentazione dell’utilizzo circolare delle biomasse prodotte.
La biomassa essiccata di policheti e macroalghe è stata testata nella formulazione di un mangime innovativo.
È stato prodotto un mangime sperimentale, utilizzato come controllo, fatto con farina di pesce e un mangime innovativo dove il 15% della farina di pesce è stato sostituito con farina di policheti per un 10% e farina di alghe per un 5%.
Sono state allestite vasche sperimentali per testare il mangime su giovanili di spigola per capire se i valori nutrizionali non fossero stati alterati.
L’accrescimento e la vitalità dei giovanili nutriti con entrambi i mangimi sono risultati buoni e confrontabili.
In conclusione l’utilizzo di biomasse marine, per la produzione di mangimi in piscicoltura, rappresenta un’alternativa «sostenibile» alle farine di pesce tradizionali e le proprietà antibatteriche di diversi composti presenti negli estratti, sia di vermi che macroalghe, rappresentano un ulteriore vantaggio nell’utilizzo di questi organismi.