Quando i delfini saltano

Quando i delfini saltano

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Quando i delfini saltano fuori dall’acqua trasmettono un senso immediato di gioia di vivere, di divertimento, di spensieratezza.

Saltano per gioco, ma anche per manifestare la loro dominanza, per corteggiare la femmina, per mantenere la coesione del gruppo, oppure perché la visione dall’alto e fuori dall’acqua permette di ricercare meglio le prede, ma anche per respirare o per reagire a condizioni di disagio e di stress.

Non si sa di preciso perché i delfini saltino e tuttavia dopo aver ascoltato le relazioni di Gaetano Licitra e Giorgio Riccobene, al recente Workshop di Taranto su criticità e strategie di protezione dei cetacei, non possiamo fare a meno di pensare che per i delfini quell’uscire fuori dall’acqua sia come per noi uscire da una discoteca hard rock a prendere una boccata d’aria. 

In mare il rumore provocato dall’intenso traffico navale è ormai forte e dannoso. E’ un rumore che dipende dalle dimensioni, dal tipo di propulsione e dalla velocità di crociera della nave, ma soprattutto dalla cavitazione il cui suono caratteristico si diffonde perfino a centinaia di chilometri dalla nave.

La cavitazione in un’elica marina è il fenomeno che provoca la formazione di scie vorticose composte da bolle di vapore che aumentano di dimensione ed infine collassano, producendo un rumore caratteristico.

Giorgio Riccobene, ricercatore dell’INFN, ha registrato nel Laboratorio Sottomarino Multidisciplinare di Catania il rumore di cavitazione dell’elica di una portacontainer. Possiamo riascoltarlo cliccando sull’icona dell’altoparlante e attivando play.  

 

 

E’ un suono caratterizzato da un’intensità e una diffusione tale da coprire quasi completamente i rumori dell’ambiente marino.

L’impatto più dannoso è però provocato dalle navi mercantili che generano rumore a basse frequenze interferendo, anche a grandi distanze, con i suoni prodotti dai cetacei. I suoni a bassa frequenza infatti si spostano molto bene in acqua e se forti possono essere uditi dai cetacei in zone molto distanti da quelle in cui vengono generati, mascherando quei suoni che per loro hanno funzioni vitali. 

Gaetano Licitra, dirigente dell’ARPA Toscana e responsabile del progetto Giohna, ha analizzato il rumore prodotto dal traffico navale nell’Alto Tirreno. Lo studio ha dimostrato come il Santuario dei Cetacei sia piuttosto compromesso dal punto di vista dell’inquinamento acustico, dal momento che l’intera area risulta caratterizzata da livelli sonori molto alti, con il valore limite dei 100 db che viene superato quasi ovunque. A dispetto del nome che evoca un religioso silenzio.

Se si considerano poi altre fonti di rumore diverse dal traffico navale, la casistica è piuttosto lunga. Si va dalle fonti di rumore legate alla ricerca e all’estrazione di gas e petrolio dai fondali, all’impiego dei sonar attivi; dalle attività di dragaggio e di costruzione di strutture in mare, fino ai generatori degli impianti eolici off-shore. Giorgo Riccobene ha registrato il rumore legato all’attività di ricerca per individuare i depositi di gas e petrolio utilizzando dispositivi noti come “airguns” (cannoni d’aria). Gli airguns immettono aria ad altissimi livelli di pressione nella colonna d’acqua dell’area di esplorazione e gli echi, riflessi dal fondale, forniscono i dati di presenza, profondità e tipo di giacimento. E insieme a questi anche un rumore tipico di un cupo martellamento come quello che è possibile ascoltare cliccando sulla striscia identificata dall’icona di altoparlante e attivando play. 

 

  

 

Ma la forma di rumore antropico più devastante è quella prodotta dai sonar attivi, il cui suono è a tutti noto. E’ ormai scientificamente provato che l’utilizzo di questi dispositivi di localizzazione provoca nei cetacei anomalie nel comportamento e gravi lesioni. 

Non sappiamo perché i delfini saltano fuori dall’acqua, ma forse ora possiamo fare nuove supposizioni e in attesa che queste supposizioni vengano scientificamente confermate è bene in ogni caso agire in via precauzionale con comportamenti come quelli che la Carta di Taranto auspica vengano adottati nelle acque del Golfo.  

La Carta di Taranto è il documento di policy, presentato a conclusione del Workshop, che  ipotizza l'adozione di best practices di protezione in un’Area Marina di Attenzione Precauzionale per i Cetacei, coincidente con le  acque interne del Golfo di Taranto. Il documento viene ora divulgato in ambito regionale tra gli operatori marittimi, enti territoriali ed associazioni interessate, perché si adoperino a diffonderne ed applicarne il contenuto.

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