Pandemie, biodiversità, cambiamenti climatici

Pandemie, biodiversità, cambiamenti climatici

C’è un filo comune che lega pandemie, biodiversità e cambiamenti climatici.
Quelle attività umane che causano il cambiamento climatico e la perdita di biodiversità sono le stesse che, con il loro impatto sull’ambiente, conducono alle pandemie.

È quanto emerge dal Rapporto recentemente pubblicato da IPBES (intergovernmental science policy platform on biodiversity and ecosystem services) piattaforma intergovernativa, istituita sulla scia dell’IPCC, per contrastare a livello mondiale l'accelerazione della perdita di biodiversità e il degrado dei servizi ecosistemici.

La biodiversità in questi ultimi anni sta subendo danni senza precedenti, sotto l'effetto dei cambiamenti nell'uso del suolo, dell’insostenibile consumo e sfruttamento delle risorse, dell’ inquinamento e delle specie esotiche invasive, e queste stesse cause che provocano la perdita di biodiversità sono alcune delle principali cause del cambiamento climatico.

Le pressioni esercitate dalle attività antropiche sulla biodiversità sono probabilmente all'origine dell’attuale pandemia che sembra essere collegata a questi attacchi alla biodiversità. L'Ipbes ha chiesto di salvaguardare la biodiversità perché la ricchezza e l’abbondanza di specie possono contrastare la diffusione del virus che è sempre alla ricerca di un animale che lo ospiti e in cui si possa riprodurre per poi diffondersi. In un ambiente ricco di specie diverse c’è una maggiore probabilità che il virus giunga su una specie non adatta, un ospite “a vicolo cieco” che lo bloccherà funzionando da “trappola ecologica”.
Con la perdita di biodiversità viceversa quelle poche specie abbondanti che prevalgono diventano più soggette alle infezioni virali.

L’IPBES ha proposto di modificare rapidamente i nostri metodi di produzione e le nostre relazioni con gli organismi viventi.

infrastrutture strade

 

La riconversione del suolo per una produzione agricola intensificata, l'urbanizzazione o la creazione di varie infrastrutture, oltre a causare dal punto di vista climatico alterazioni del ciclo idrologico, frammentano o distruggono gli habitat di molte specie, interrompono la rete alimentare delle specie selvatiche e spingono alcune di queste a sfruttare le risorse umane, aumentando i rischi di contatto e di trasmissione tra esseri umani e agenti patogeni.

La fauna selvatica è inoltre sfruttata in alcune regioni per il loro cibo o per la preparazione di farmaci in condizioni igieniche pericolose per gli animali e per gli esseri umani che interagiscono con loro o li consumano.

L’allevamento intensivo e l’abbondanza degli animali da allevamento, notevolmente aumentata rispetto alla fauna selvatica, insieme alla densità delle popolazioni umane e degli animali domestici, fa sì che un agente patogeno, ospite di un animale selvatico, abbia statisticamente molte più possibilità di infettare, piuttosto che un altro animale selvatico, un animale da fattoria o un essere umano, causando malattie conosciute come zoonosi.

 

Secondo il nuovo rapporto IPBES, una nuova malattia infettiva emerge nell’uomo ogni quattro mesi. Molte provengono dalla fauna selvatica e quasi tutte le pandemie conosciute e il 70% delle malattie infettive emergenti provengono da patogeni trasmessi dagli animali.

II percorso verso le pandemie è tracciato dallo stretto contatto tra fauna selvatica, animali allevati, e persone.

IPBES conclude che è possibile ridurre il rischio di pandemie, con un “cambiamento trasformativo” che aumenti il livello di conservazione della biodiversità e il livello di contenimento degli impatti del cambiamento climatico, privilegiando la prevenzione invece che attendere lo scoppio di zoonosi.

IPBES stima che il costo della prevenzione, che riduce i rischi delle pandemie, è 100 volte inferiore al costo di vaccini e terapie in risposta a tali pandemie.

Occorre perciò ridurre le pressioni antropiche sull'ambiente e affrontare tutte le questioni ambientali allo stesso tempo e allo stesso livello, dando alle questioni della biodiversità una priorità equivalente a quella delle questioni del cambiamento climatico. Quest’ultimo ha un effetto significativo sulla biodiversità perché ne aggrava la sua erosione e, di ritorno, l'erosione della biodiversità rafforza il cambiamento climatico interrompendo i principali cicli biogeochimici.

Per salvaguardarci dalle future pandemie, raccomanda il Rapporto IPBES, bisognerà preservare la biodiversità, salvaguardare o ripristinare il funzionamento degli ecosistemi, limitare la perdita di habitat di specie selvatiche, evitare il contatto tra l'uomo e la fauna selvatica, ripristinare la diversità genetica delle razze domestiche.

Queste misure daranno benefici alla nostra salute, all’ambiente e al nostro benessere.

Fonte: IPBES (2020) Workshop Report on Biodiversity and Pandemics of the Intergovernmental Platform on Biodiversity and Ecosystem Services. 


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