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Allarme pesce spada al ddt lanciato dal Wwf e Università di Siena: su 29 campioni di pesce spada prelevati nel Mar Tirreno sono stati rilevati in tutto 15 tipi di sostanze tossiche. Per la prima volta sono stati trovati ritardanti di fiamma nel pesce spada. Ecco le informazioni chiave sulla ricerca: *Pesce spada* : Si chiama Xiphias gladius e deve il suo nome al lungo rostro appiattito, simile ad una spada, che può misurare fino ad un terzo della sua lunghezza, formato dal prolungamento della mascella superiore. I denti sono piccoli o assenti, poiché si nutre prevalentemente di cefalopodi, ma anche di pesci, uccisi proprio con il rostro.

Smith William, del museo di storia naturale di New York, ha contato 1200 specie di pesci velenosi conosciuti nelle acque del pianeta. Da quelli che vivono nei mari tropicali, la maggior parte, a quelli che abitano i corsi dei fiumi. Un numero rilevante che ogni anno provoca più di 50.000 casi di avvelenamento dalle conseguenze che vanno dalla "semplice" irritazione cutanea alla morte quasi istantanea.

Tuttavia non tutto il male vien per nuocere e, dal veleno dei pesci, com'è successo per i serpenti, la ricerca farmacologica avrebbe già individuato la strada per nuovi farmaci. Da quelli immunizzanti, agli analgesici, ai trattamenti antitumorali. Come per il veleno dello Scorpion fish usato per casi di tumore al cervello, ora all'esame del FDA, l'ente americano che certifica la validità dei farmaci

Ci sono molte più specie di pesci velenosi di quante si pensasse. Uno studio del dottor William Leo Smith, ricercatore del Museo di Storia Naturale di New York, rivoluziona la classificazione delle specie marine provviste di veleno: non sarebbero solo le 200 attualmente note, ma almeno mille in più. La passione di Smith per l'argomento deriva da una brutta esperienza personale: era un semplice studente universitario quando, cercando di recuperare un telefono finito nella spazzatura, si punse alla mano con i resti di un pesce tropicale buttati nello stesso bidone.

Smith cadde a terra svenuto e si riprese solo dopo qualche minuto. L'esperienza che avrebbe spinto molti a rinunciare al proprio acquario e' stata invece la molla che ha indirizzato Smith allo studio dei pesci velenosi. Di una cosa il ricercatore americano e' sempre stato sicuro: sappiamo troppo poco sui pesci che si difendono intossicando i potenziali predatori. Nel suo studio, pubblicato sul Journal of Heredity e ripreso oggi dal New York Times, Smith ha analizzato e confrontato il Dna di 233 specie per tracciare un nuovo 'albero' che consenta di meglio stabilire le relazioni fra le famiglie di pesci. In base ai risultati così ottenuti, Smith ha previsto che le specie di pesci velenosi dovrebbero essere ben 1.200, contro le 200 sinora riconosciute.

Le previsioni di Smith sono state confermate dalla dissezione di diversi esemplari di specie marine gia' note, ma mai studiate accuratamente. Le ricerche precedenti assumevano che soltanto 26 dei pesci esaminati fossero velenosi, mentre Smith ha trovato ghiandole velenifere in 61 esemplari su 102, oltre la metà. "Non sappiamo davvero niente sui pesci", e' stato il lapidario commento di Smith ai risultati della sua ricerca e sui progressi che l'ittiologia deve ancora compiere.

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