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Perché fotografare sott'acqua? A questa domanda, il subacqueo risponderebbe, almeno con il cuore: "perché sott'acqua c'è il mare!". Ed infatti, per il subacqueo, il mare è proprio sott'acqua. Immaginiamo un'inquadratura marina ideale, di quelle che tutti sogniamo nei pomeriggi d'inverno, quando siamo in città: sole alto, cielo limpido, mare appena increspato dalla brezza, una barca. Ecco "il mare" per tutti coloro che lo identificano con il piacere del sole e dell'acqua salata addosso, con l'allontanarsi dalla riva, in silenzio con una vela o rompendo le onde con la prua di un motoscafo. Ma per il subacqueo il mare è una cosa diversa. E per il fotografo subacqueo l'inquadratura ideale si trova là sotto, dove cioè comincia il "suo" mare.

di Alberto Azzali

Sono circa cinquant'anni che l'uomo si immerge sott'acqua per puro diletto. Prima di allora soltanto i palombari, i pescatori di spugne e di perle e gli uomini rana, questi ultimi durante la seconda guerra mondiale, si erano avventurati in fondo al mare portando in superficie i primi fatica, i secondi atti di eroismo. Nonostante le loro imprese, il fondo del mare restava un ambiente misterioso, un mondo nelle cui profondità una immensa distesa d'acqua custodiva leggende, pericoli, sogni ed i più intimi segreti della natura.

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