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Perché il Vittorio Veneto è un "bene culturale"

di Piero Massafra

 

I manufatti storico-artistici si sarebbero potuti definire “oggetti” culturali, “cose” culturali ecc. ma “Bene” è un termine diverso, più incisivo e rimanda a campi semantici e social diversi: quello della tutela e quello dell’economia.

 

All’interno della parola è presente sia l’idea di conservazione (esso va preservato per i posteri, di qualunque natura esso sia) che l’idea di ricchezza. Un Bene è qualcosa che ha capacità economiche intrinseche, che possono essere messe a frutto.

Per il Vittorio Veneto, per la sua qualificazione di bene, può valere moltissimo il concetto esposto: una nave è sintesi di molteplici arti umane, legata ad una terra di mare, ad una città di marinai, di militari del mare, una città che, nonostante una grande storia antica e contemporanea sul mare, fatica ad individuare un bene simbolo concreto della sua storica vocazione di dipendenza dal mare appunto e dalle sue navi. Un bene da consegnare alle nuove generazioni cittadine e da queste collocato come richiamo e testimonianza per i tanti giovani italiani passati in questa città perché impegnati in marina e sulle navi.

A Taranto oltre l’industria metal-meccanica e siderurgica ci sarebbe dell’altro su cui pensare al futuro e di cui finora non sapevamo collettivamente cosa fare; si tratterebbe di far uso della nostra storia, e del mare, compreso il simbolo galleggiante di una grande nave che si onora di un nome come pochi echeggianti i grandi fatti della patria unita.

Per poter dare forza ad un oggettivo risveglio di “curiosità” verso quel passato, bisogna assolutamente suscitare un’indotta rimembranza della storia di questo luogo del mondo. Occorre europeizzare la città tutta attraverso i suoi beni che certo rispondono allo spirito della legge e della tutela. Tra questi anche una nave, in mar piccolo con i luoghi che ne fanno quinta internazionale: un importante museo della navigazione.

Il Vittorio Veneto a mar piccolo, un bene unico in compagnia di altri beni, mar piccolo che ancora si fa carico di una storia che va dai Micenei ad Annibale, a S. Pietro, ai Bizantini, a tutte le vicende d’Italia e del Sud, fino agli aereo-siluranti inglesi, un’icona di qualità che mostra manufatti di arte, archeologia, basiliche e chiese millenarie e che ancora si apprezza a livello mondiale per quel Galeso cantato dai romani più del Tevere.

 

Il Vittorio Veneto può oggi interagire culturalmente e turisticamente con altri miracolosi beni di cui ci siamo forniti e che ospitano la memoria in forma “concreta”, come mai nel passato: il Martà, i Convegni internazionali sulla Magna Grecia, il Museo diocesano, l’Episcopio, i luoghi dell’Università, il Castello (monumento più visitato di Puglia). E anche i segni autorevoli della recente colonizzazione, come i grandi opifici dell’Arsenale ed altre opere militari in dismissione.

La valorizzazione di un passato specialissimo quale il nostro può essere oggi l’unico invito turistico ricevibile e sostenibile.