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Thursday, 08 September 2016 09:38

Il rumore antropogenico in mare

Causato da numerose fonti (traffico navale commerciale, militare e turistico, antropizzazione e alterazione delle coste , impianti offshore, ricerca ed estrazione petrolifera e di gas ), dal punto di vista della qualificazione giuridica, dato che il suono costituisce una forma di energia, il rumore antropogenico in mare viene considerato  come una forma di inquinamento. Nella Convenzione sul diritto del mare del 1982, infatti, questo è definito come «l'introduzione diretta o indiretta, ad opera dell'uomo, di sostanze o energia nell'ambiente marino ivi compresi gli estuari, che provochi o possa presumibilmente provocare effetti deleteri quali il danneggiamento delle risorse biologiche e della vita marina (omissis)..» (art. 1).

Viene distinto in due categorie: rumore impulsivo e rumore continuo

Il rumore impulsivo

Legato a sorgenti di alta potenza, come i sonar e gli airguns per le ricerche sismiche.

 

Il rumore continuo

Le attività umane producono però anche rumore diffuso che nasce da una moltitudine di sorgenti puntiformi:

- il traffico navale,

- le vibrazioni che si propagano dalla costa

- il rumore diffuso anche a grande distanza dalle ricerche sismiche

- grandi impianti offshore quali piattaforme di perforazione/estrazione ed impianti eolici.

Il rumore navale può aumentare il rumore ambientale di 40-60 dB anche per lunghi periodi di tempo con picchi di oltre 80 dB. 

Informazioni sul rumore antropico, in ambiente marino, dimostrano come il trend sia decisamente crescente: è stato stimato un innalzamento del livello del rumore ambientale di circa 16 dB (nel campo delle basse frequenze) dal 1950 al 2000 (Hildebrand, 2005), che corrisponderebbe ad un raddoppio della potenza sonora per ogni decade negli ultimi cinquanta anni (il traffico navale è triplicato nello stesso periodo)

 

IMPATTI del rumore

Il rumore impulsivo può provocare ai cetacei un forte trauma acustico che crea difficoltà nell’orientamento e panico e li induce ad una rapida risalita in superficie e allo spiaggiamento con fenomeni di embolia.

Il rumore continuo è  rumore a bassa frequenza (10 Hz – 1000 Hz) e può interferire con la comunicazione dei cetacei, ma può anche produrre stress e alterazione delle rotte fino all’abbandono di determinate aree. Le conseguenze sono anche la riduzione della capacità riproduttiva.

A subire tali pressioni, tra l’altro, sono anche gli invertebrati, i pesci e i rettili, oltre i cetacei. L’effetto su pesci e invertebrati può avere ripercussioni ecologiche importanti anche sui cetacei e sulla pesca.

 Confronto tra le frequenze sonore dei cetacei e quelle prodotte dalle sorgenti antropiche in ambiente marino. Si nota come il rumore umano tenda a sovrapporsi con i suoni impiegati dai mammiferi marini per la loro sopravvivenza (IFAW 2008)