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La scogliera artificiale di Taranto

 A partire generalmente dalla batimetrica dei 7-8 m compare la Fanerogama marina Posidonia oceanica. Le praterie da essa formate non si estendono tanto a SUD quanto a OVEST e NORD-OVEST dell’Isola senza però superare l’isobata dei 20 m. Lungo il versante meridionale, la presenza della Posidonia è già osservabile a circa 7-8 m di profondità. In questo tratto, però, l’ampiezza della fascia colonizzata dalla Posidonia tende progressivamente a ridursi, in quanto il fondale, con tipico andamento "a gradoni", scende rapidamente verso il fondo detritico-fangoso. Verso il largo la prateria diventa generalmente più densa e, laddove compaiono tratti più diradati, è possibile osservare la presenza di una matte, generata dal fitto intreccio di rizomi e radici della pianta, spesso frammista ad un substrato detritico organogeno a tessitura grossolana. In alcuni punti, in cui abbonda il fondo sabbioso-detritico, essa appare direttamente impiantata nel sedimento. Verso il limite settentrionale della prateria si individua una larga fascia di fondale a matte morta di Posidonia, sulla quale, solo sporadicamente, sono presenti ciuffi vivi della fanerogama. La principale fauna (sedentaria ed errante) che popola le praterie di Posidonia è molto varia ed è riassunta nella tabella di seguito riportata. La principale fauna delle praterie di Posidonia Poriferi Clathrina contorta, Sycon raphanus, Adocia simulans Cnidari idrozoi Obelia geniculata, Monotheca Sp. Gasteropodi Gibbula Sp., Bittium reticulatum, Turbonilla striatula, Flabellina affinis Bivalvi Pinna nobilis, Venus verrucosa, Corbula gibba, Venerupis geographica, Chlamys Sp., Lyma hians Cefalopodi Sepia officinalis, Octopus vulgaris Policheti Pontogena chrysocoma, Eunice harassii, E. vittata, Platynereis dumerilii, Sabella pavonia, Protula Sp. Crostacei Paguristes oculatus, Maja verrucosa, Xantho poressa, Pinnotheres pisum Briozoi Scrupocellaria reptans, Electra posidoniae, Calpensia nobilis, Fenestrulina malusii, Savignyella lafontii, Carbasea papyrea, Beania mirabilis, Collarina balzaci Echinodermi Sphaerechinus granularis, Paracentrotus lividus, Astropecten arantiacus, Amphipholis squamata Ascidiacei Didemnum candidum, Botryllus Schlosseri, Trididemnum cereum Pesci Serranidi, Sparidi, Labridi La prateria tende poi a scomparire, intorno alla batimetrica dei 18-20 m, all’interno della biocenosi del coralligeno infralitorale, colonizzando in vari tratti i canali sabbio-detritici presenti tra le formazioni bio-organogene, tipiche di tale biocenosi, per poi scomparire del tutto, allorquando queste ultime diventano più abbondanti. Scelta del fondale Il fondale su cui è stata posizionata la struttura sommersa è quello detritico, individuato tra le batimetriche dei 20 e 30m. Il sito è stato scelto in base ad una serie di sopralluoghi, effettuati dalla "Cooperativa Sommozzatori" di Taranto, al fine di individuare la eventuale necessità di sminamento, data la consistente possibilità che su di esso si trovassero dei residuati bellici, potenzialmente pericolosi (ordigni esplosivi e missili aerei inesplosi), già rinvenuti nelle immediate vicinanze della costa tarantina. Il fondale ove sono posizionate le piramidi di Taranto I sopralluoghi dei sommozzatori sono inoltre serviti al reperimento di un’area, a fondale sabbioso o sabbio-fangoso, relativamente isolata da altre scogliere naturali. Questo, al fine di osservare l’effettiva capacità della struttura di attrarre pesci ed altri organismi. Una volta localizzata l’area a fondale sabbioso, è risultato opportuno verificare che essa rispondesse a caratteristiche di batimetria costante. Tale batimetria doveva essere compresa tra i 26 ed i 30 m in modo da rendere meno difficoltose le varie operazioni di monitoraggio, campionamento, manutenzione e gestione dei cesti o delle reste che si prevedeva di utilizzare per la molluschicoltura sommersa, da condursi a livello sperimentale. Infine le caratteristiche granulometriche del detrito costituente il fondale, hanno permesso la posa in opera senza la necessità di effettuare alcun basamento di sostegno, manifestando, fin da subito, la solidità necessaria al non sprofondamento delle piramidi. Particolare della base di una piramide. h3. Modalità di attuazione Per costruire la struttura sommersa si è proceduto realizzando di n° 30 moduli di calcestruzzo a superficie scabra. Ciascun blocco ha dimensioni 120 x 120 x 120 cm ed un volume di 1,728 m3. Il volume complessivo dei moduli ammonta quindi a 51,84 m3. La faccia superiore di ciascun modulo è dotata di recessi conici, mentre alla base vi sono delle cavità semicircolari. Questi due tipi di cavità sono particolarmente indicati per offrire rifugio a specie quali polpi o gronghi. Su ogni faccia laterale vi sono n° 5 fori passanti da una faccia a quella opposta. I fori passanti sono di due tipi: il primo, di diametro maggiore, è realizzato al centro di ciascuna delle facce verticali ed attraversa il blocco in tutto il suo spessore. Si viene a formare, così, una cavità a forma di croce, disposta su un piano parallelo alla base del blocco, che è destinata principalmente ad attrarre ed ospitare specie ittiche che preferiscono tane ad uscite multiple (saraghi, corvine, ecc.). Il secondo tipo di foro ha diametro inferiore al primo ed è realizzato in corrispondenza dei vertici di ciascuna faccia verticale, in posizioni tali da non formare chiasmi. Ogni faccia verticale del modulo, pertanto, ne presenta 4, disposti attorno al foro centrale. I fori passanti sono stati eseguiti mediante l’utilizzo di tubi in PVC, che sono stati estratti dopo la fase di presa ed indurimento del calcestruzzo. Ogni blocco presenta anfrattuosità e recessi lungo gli spigoli di base e sulla faccia superiore. Su quest’ultima sono posti dei ganci utili sia per il sollevamento, sia in funzione di eventuale supporto di elementi da mettere in opera per la pratica della molluschicoltura sospesa. Detti ganci sono stati ammarrati per una lunghezza sufficiente ad assicurare il non sfilamento del gancio stesso in fase di sollevamento e di movimentazione del blocco. Il peso di ciascun blocco si aggira intorno ai 3800 kg e questo è un elemento di maggior sicurezza e migliore prestazione, allorquando essi dovessero esplicare una funzione antistrascico. La disposizione dei massi è piramidale: quattro massi sono posti ai vertici di una base quadrata, a distanza, l’uno dall’altro, pari a circa 60 cm; un quinto masso è poggiato al di sopra degli altri quattro, materializzando il vertice della piramide. Complessivamente sul fondale sono state messe a dimora n° 6 piramidi, disposte a circa 25 m l’una dall’altra, impegnando un’area totale avente forma di un rettangolo, che presenta due piramidi sul lato corto e tre piramidi su quello lungo. La base e l’altezza del rettangolo misurano rispettivamente 57.2 e 29.8 m. L’area totale occupata dalla struttura è quindi pari a 1704.56 m2, mentre il volume involucrante l’intera struttura è di 4090,944 m3. Per la messa a dimora dei 4 moduli di base delle piramidi è stato appositamente costruito un bilancino quadrato in acciaio, capace di sollevare quattro blocchi contemporaneamente. Il bilancino porta una crociera, anch’essa in acciaio, capace di assicurare il corretto posizionamento di ciascuno dei blocchi in assoluto e rispetto agli altri. L’operazione è stata effettuata dal pontone con l’ausilio di sommozzatori altamente qualificati. Questi ultimi hanno avuto il compito di orientare le basi delle piramidi nella giusta posizione e di sganciare i blocchi dal bilancino. Una volta immerse le basi delle 6 piramidi, sono stati immersi i blocchi di vertice, sistemandoli accanto alle basi stesse. Successivamente, per completare il montaggio delle 6 piramidi si è ricorsi ad una zattera semovente munita di un portale in acciaio, il cui traverso superiore fornisce sostegno ad un argano manuale. La zattera è servita a sollevare i blocchi di vertice e a posizionarli con accuratezza e precisione sulle basi, sempre con l’assistenza dei sommozzatori. Una volta completata la posa a mare, si è ritenuto necessario segnalare la struttura tramite il parziale affondamento di un gavitello in PVC. Quest’ultimo è stato assicurato con una sagola in nylon, del diametro di 5 mm, al gancio del blocco di vertice di una piramide costituente uno dei vertici del rettangolo che definisce la struttura sommersa. Il gavitello, posizionato in questo modo, risulta quasi invisibile dalla superficie dell’acqua, non intralcia in alcun modo la navigazione nell’area sovrastante la struttura e risulta molto utile per un eventuale ormeggio delle imbarcazioni utilizzate per la ricerca. Successivamente, in funzione di una futura applicazione della struttura per la molluschicoltura in sospensione, i ganci dei blocchi di vertice sono stati collegati con delle catene zincate, in modo da formare un rettangolo parallelo alla base della intera struttura. Le catene zincate sono state preferite ad altri materiali per la loro durata nel tempo e per la loro resistenza al carico. Primi risultati Ad un anno circa dalla realizzazione (i blocchi sono stati immersi nell’agosto del 1999), la scogliera sommersa di Taranto è stata colonizzata ben presto dagli organismi costituenti il fouling. Tali organismi comprendono alghe e invertebrati sessili. Tra essi si annoverano: alghe rodofite, feofite, clorofite; animali invertebrati quali serpulidi e idrozoi, cnidari tecati, briozoi. Le colonie di alghe e di animali invertebrati hanno modificato il colore dei blocchi, sin dal secondo mese di permanenza sott’acqua. La struttura, che prima era visibile già da 15-18 m di profondità, ora la si comincia a scorgere solo a una profondità di 20-22 m. Oltre alle alghe ed agli animali invertebrati sopra citati, dopo pochi giorni hanno fatto la comparsa sui blocchi, alcuni individui del crinoide Antedon mediterranea, stelle marine della specie Echinaster sepositus. Per quanto riguarda i pesci, si è notata, nei piccoli serranidi (soprattutto Serranus hepatus), una grande curiosità nei confronti dei moduli immersi, già dal momento dell’immersione del primo blocco. Successivamente le specie più diffuse, riscontrate nei pressi della struttura, sono rappresentate da: Serranus cabrilla, Serranus scriba, Serranus hepatus, Coris julis, Chromis chromis, Mullus surmuletus, Mullus barbatus. Ma, di sicuro, l’evento più importante da segnalare, è la rapida integrazione della struttura nell’ambiente. Questo, si può più chiaramente dedurre osservando come le cavità passanti, poste sulle facce dei blocchi, abbiano offerto superficie utile alla deposizione delle teche ovigere di Loligo vulgaris. Future applicazioni La scogliera sommersa installata a Taranto, ben si presta ad effettuare esperimenti di molluschicoltura sospesa sommersa, data la profondità a cui essa si trova e l’area stessa in cui la struttura risiede. Tutto ciò è favorito da una scarsa turbolenza e da condizioni meteomarine generalmente buone, durante tutto l’anno. Recentemente, sono state sospese alle catene che seguono il perimetro dell’intera struttura, alcune ceste in materiale plastico contenenti seme e individui giovani dei bivalvi eduli Calista chiona (fasolaro), Tapes philippinarum (vongola filippina), Tapes decussatus (vongola verace), Venus verrucosa (noce o tartufo di mare) e Crassostrea gigas (ostrica).

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