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Specie aliene nei nostri mari. Vengono in pace?

La comparsa sempre più crescente nei nostri mari di specie animali e vegetali la cui provenienza è spesso riconducibile a mari lontani, sembra inarrestabile.

Le specie aliene e in particolar modo quelle invasive sono ormai citate come la seconda più grande minaccia globale alla biodiversità dopo la distruzione degli habitat e la biodiversità è il nostro capitale naturale che dobbiamo gestire in modo adeguato per evitare di dilapidarlo. 

Le domande semplici ma inquietanti poste dai ragazzi del Liceo Aristosseno su una questione complessa  hanno trovato risposte convincenti che però richiedono soluzioni difficili da attuare. Difficili perchè è difficile arrestare la globalizzazione dei traffici marittimi che nella maggior parte dei casi è la causa principale del trasferimento di queste specie.

Ciò è particolarmente vero per il Mediterraneo, un mare ricco di vita ma vulnerabile, pieno di traffico e fortemente antropizzato, e dove le specie indigene sono stressati da inquinamento e pesca intensiva.

E’ una minaccia, quella delle specie aliene, che viene riconosciuta da trattati internazionali, come ad esempio la Convenzione sulla Diversità Biologica (CBD), la Marine Strategy, la direttiva europea sulla strategia ambientale marina, e la Strategia nazionale sullo sviluppo sostenibile.

In particolare, la Direttiva quadro 2008/56/CE sulla Marine Strategy, la strategia ambientale dell’UE, stabilisce un quadro di misure necessarie a ottenere o mantenere il “buono stato ecologico” dell’ambiente marino entro il 2020.

Ora ormai a tre anni dal termine fissato per il GES (good enviromental status) questo convegno, oltre che rispondere ai quesiti posti, ha fornito un aggiornamento importante sullo stato dell’arte e in particolare sulle misure appropriate per disciplinare o vietare l'introduzione intenzionale o accidentale di specie non indigene e mantenere la loro presenza a livelli tali da non mettere a rischio la biodiversità autoctona, come impone la Marine Strategy.

 

Intervista a Ferdinando Boero, Ordinario zoologia e biologia marina università Salento
Ecologo evoluzionista

 

 

I contributi di

Fernando Rubino ricercatore del Talassografico  IAMC/CNR di Taranto
Responsabile del Laboratorio di Ecologia del plancton, si occupa in particolare degli stadi letargici microscopici del plancton. In questo stadio il plancton persiste e sopravvive per parecchi anni nel fondo del mare e nei suoi sedimenti: un nuovo capitolo della biologia marina
Gli alieni sono nei mari di taranto: Come? Perché?

 

Antonella Petrocelli ricercatrice del Talassografico  IAMC/CNR di Taranto
Esperta di Macroalghe marine, indigene e non-indigene, si occupa di Biodiversità, Biotecnologie, Biorimediazione, Ecofisiologia.
Gli alieni sono nei mari di Taranto: chi sono? da dove vengono?

 

 

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