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Cronaca del Convegno

La Vittorio Veneto sarà un museo? La Michelagnoli rilancia il progetto

Con un convegno svoltosi nei giorni scorsi, la Fondazione tarantina che si occupa della cultura del mare, spiega come si può realizzare l’idea, di cui si vuole appropriare Trieste. Quantificati i costi e il numero degli operatori

 

Sembra passata un’eternità, ma i 150 anni dell’Unità d’Italia, celebra ti solo cinque anni fa, avevano infiammato la nostra comunità con una traccia che sarebbe diventata un’occasione concreta di rilancio delle prospettiva di valorizzazione delle risorse turistiche: la musealizzazione della nave Vittorio Veneto che, assieme all’utilizzo della banchina torpediniere e dei padiglioni già musealizzati dell’Arsenale e al Castello aragonese, avrebbero rappresentato il grande sistema museale della Marina. In quegli anni, bisogna dirlo, Taranto aveva un sottosegretario alla Difesa tarantino, Massimo Ostillio, che si batteva con grande impegno, e un consigliere regionale, come Alfredo Cervellera, che conosceva perfettamente la materia, da dipendente dell’Arsenale, eppure il progetto naufragò per l’indisponibilità della Marina e del governo a far fronte ai costi necessari che riguardavano: lo smantellamento dell’amianto dalla nave e la necessità di retribuire il personale che avrebbe dovuto gestire la nave dismessa dalla Marina. Ragioni che facilmente sarebbero state superate se ci fosse stata una volontà politica precisa, poiché se lo smantellamento dell’amianto è un costo che in tutti i casi deve essere sostenuto, anche se la nave va demolita o viene spostata a Trieste, come da anni si paventa, mentre il costo della gestione della nave doveva rientrare in un bilancio complessivo di costi ricavi, che non si volle approntare. Convegni e tavole rotonde non risolsero il problema ma recentemente, proprio nei giorni scorsi, la Fondazione Ammiraglio Michelagnoli lo ha ripreso, organizzando un interessante convegno che ha riaperto spiragli interes santi, facendo intravvedere opportunità nuove anche dal punto di vista economico che, se perseguite con convinzione, potrebbero portare a una positiva riconsiderazione di tutto il progetto.

Il convegno “Musealizzazione nave Vittorio Veneto, dall’idea alla concretizzazione” svoltosi nel salone di rappresentanza della Provincia, ha confermato le aspettative incentrate su una riflessione approfondita e realistica sulle possibilità di riuscita che il progetto presenta, pur tenendo, sullo sfondo, la polemica col tentativo di trasferire l’incrociatore a Trieste.

Nel suo intervento introduttivo, il direttore generale della Fondazione Salvatore Mellea, dopo aver ricordato i quattro progetti precedenti, tutti accantonati, e la recente candidatura di Trieste di avocare a sé la trasformazione della nave coi fondi delle Regione Friuli, ha sottolineato come Il progetto di musealizzazione sia stato elaborato in primis proprio dalla Fondazione Michelagnoli con l’obiettivo di fare della nave il museo di se stessa ma anche un centro di cultura navale e del mare.

“Oltre che mostrare se stessa la nave rappresenterà il mondo del mare nella sua globalità di ambiente e usi dell’uomo, sottolineando storia, tradizioni, cultura legate al mare e alla marineria. Nello sviluppo del progetto si è attentamente considerata, da una parte, la necessità di mantenere intatta l’identità della nave e dall’altra la necessità di assicurare una facile ed economica gestione della manutenzione, con costi controllati, degli impianti tecnici, delle attrezzature e delle tecnologie necessarie per mantenere viva e vivibile la nave, affidandosi ad apparati e impianti commerciali e sostituendo ex-novo i servizi e gli impianti già presenti a bordo”.

Mellea ha quantificato i costi in 18/20 milioni di euro e ha indicato in 18 unità il personale necessario alla gestione della nave che disporre di spazi per la visita, la realizzazione di attività, info point, biglietteria e altro, indicato in una Fondazione di partecipazione il soggetto attuatore.

Su questo ha insistito la relazione di Giuseppe Mastronuzzi, dell’Università di Bari, che con passione ha evidenziato, sulla base di analoghe esperienze straniere come quella di Plymouth in Gran Bretagna, le ricadute positive in termini economico-sociali. Piero Massafra ha insistito sul concetto ontologico, prima che giuridico, di bene culturale che, applicato a Taranto, porta a includere oltre alla Vittorio Veneto e all’Arsenale, anche l’intero Mar Piccolo inteso come “patrimonio paesaggistico”. L’ammiraglio Ricciardelli, presidente Comitato scientifico della Fondazione, ha evidenziato la natura degli interventi tecnici per garantire la galleggiabilità della nave e per bonificare tutti isiti contenenti amianto. In conclusione, il presidente della Fondazione, l’ammiraglio e storico Fabio Caffio, ha riassunto tutti gli interventi, sottolineando che il  filo conduttore che li ha animati è la volontà di non privare Taranto di una opportunità promettente di sviluppo e di non mortificare la sua identità marinara visto che il Veneto ne è una componente consolidata. La Marina potrà giocare un ruolo importante nel continuare ad accompagnare la Nave nel suo percorso per la musealizzazione ed al riguardo è stato rivolto un accorato invito all’ammiraglio Ricci, padre nobile del Castello, per consigliare opportunamente chi deciderà il futuro della nave. Pregiudiziale sarà però reperire un gruppo di soggetti pubblici, come l’Università di Bari che si è detta già disponibile, e privati del comparto finanziario-industriale, intenzionati a sostenere il progetto.

In ogni caso, come del resto ha confermato il viceprefetto Fornaro in rappresentanza della responsabile delle bonifiche dell’area di Taranto, Vera Corbelli, la tutela del Veneto potrebbe realizzarsi nell’ambito dei progetti del CIS Taranto finanziati con la legge 5/2015 affidati ad Invitalia, in quanto la Nave è un “elemento fondamentale dell’identità di Taranto” il cui rafforzamento è l’obiettivo che la stessa legge si pone.

 

Silvano Trevisani - VENERDÌ 24 MARZO 2017

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