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Il Golfo di Taranto

Il Golfo di Taranto è un’area di mare biologicamente importante con una morfologia dei fondali complessa e piuttosto articolata. L'apparente uniformità del vasto bacino acqueo nasconde spiccate differenze nella conformazione dei fondali.

La parte centrale del golfo è occupata da una depressione detta Valle di Taranto che costituisce un imponente canyon che sprofonda sino a 2.200 mt.

I canyons (scarica il poster in PDF) sono il vero scrigno della biodiversità dei fondali del Golfo: essi assolvono la funzione fondamentale di habitat critico dei cetacei.

 

Il Golfo inoltre comprende gli habitat naturalistici dei fondali di Cariati, del Banco di Amendolara, del Mar Piccolo, delle Isole Cheradi e delle Secche di Ugento, nonchè la già esistente Area Marina Protetta di Porto Cesareo.

Fino ad alcuni anni fa il Golfo, in relazione ai Cetacei, non ha trovato sufficiente interesse nella comunità scientifica, se si eccettua un progetto per la realizzazione di una clinica dei delfini non portato a termine.

Ma oggi nell’Alto Ionio e nel Golfo di Taranto la presenza dei cetacei è innegabile.

Non più generici "avvistamenti" ma osservazioni e riscontri costanti e continui.

Peraltro nel 2007 e nel 2008 la Fondazione Michelagnoli aveva realizzato con la Scuola di Maricoltura di Taranto due campagne di osservazione ricavando i primi dati sulla presenza dei delfini nel Golfo.  Si avviava allora timidamente un processo virtuoso che dal 2009 viene ora portato avanti con determinazione dalla Jonian Dolphin Conservation con il supporto e l’innovazione scientifica dai ricercatori del Dipartimento di Biologia Marina dell’Università di Bari. La Marina Militare da parte sua dà una mano ospitando i ricercatori sul Palinuro nel corso delle crociere estive.

Informazioni come l'ecologia, la distribuzione e la dinamica di popolazione sono ottenibili solo mediante l'osservazione degli animali nel loro ambiente naturale e questo richiede lunghe campagne di navigazione, dispendio di energie e di finanze che la Fondazione non poteva permettersi.

Qual’è lo stato dell’arte della conoscenza dei cetacei nel Golfo?

Roberto Carlucci, ricercatore del Dipartimento, insieme a un nutrito team di altri ricercatori dell’università di Bari, ha pubblicato di recente un approfondito studio sui modelli di distribuzione spaziale dei delfini nel Golfo di Taranto, sulla base dei dati di avvistamento raccolti durante standardizzate indagini fatte su mezzo navale dal 2009 al 2015.

Identificazione degli habitat per i delfini Stenella (blue) e Tursiope (rosso) nel Golfo.

 

Un punto di partenza fondamentale per continuare, come si suppone sia previsto nei piani di ricerca del Dipartimento, nello sviluppo di una più completa indagine d’area con stime di abbondanza, dati su spostamenti, successo riproduttivo, stime di mortalità e studi sull'utilizzo dell'habitat, e soprattutto una modellizzazione acustica che descriva le caratteristiche acustiche e la rumorosità dell’area.  Tutti elementi conoscitivi di fondamentale importanza per qualsiasi azione di conservazione.

Ora comunque finalmente il Golfo di Taranto comincia ad essere sufficientemente attenzionato perché si possa attuare una vera e propria tutela e conservazione ambientale dei Cetacei del Golfo.

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